Savona. La Confederazione Italiana Agricoltori di Savona si oppone con forza alla decisione con la quale il Consorzio della DOP Riviera Ligure ha stabilito che il prezzo delle olive riconosciuto agli olivicoltori ammonta € 17 a misura, annunciando così una dura battaglia di protesta.
Il consiglio di amministrazione dei giorni scorsi doveva essere l’occasione per definire il “patto di filiera” tra produttori, frantoiani e imbottigliatori, ma quella che avrebbe dovuto essere una riunione pacifica per soddisfare le esigenze dell’intero settore si è trasformata in una vera e propria guerra con contrapposizioni tra le varie categorie.
“Gli olivicoltori ci avevano chiesto di fare una proposta a 20 euro a misura e c’erano tutti i presupposti per ottenere questa cifra – dichiara Sandro Gagliolo, responsabile di settore della Confederazione Italiana Agricoltori di Savona -. Alcuni contratti tra privati dimostrano come siano state riconosciute somme maggiori, quindi le olive che vengono conferite per la Dop, che sono di qualità indiscussa, avevano tutti i requisiti per ottenere almeno questo prezzo. Le rese delle prime macinate hanno superato ogni aspettativa, dimostrando che una proposta del genere non era poi così assurda, ma purtroppo non è stata nemmeno presa in considerazione. Il presidente del Consorzio di tutela Carlo Siffredi si è presentato con la sua proposta, bloccando addirittura l’accordo per due anni, senza sapere quali incognite potrebbero verificarsi domani”.
Durante il consiglio di amministrazione i rappresentanti del Gruppo olivicolo Cia, seguendo un cartello ben preciso e compatto sulle decisioni prese a tavolino con gli olivicoltori, hanno tentato di reagire ed hanno cercato di farsi riconoscere almeno 18 euro a misura, ma accorgendosi di dover affrontare una guerra completamente da soli hanno preferito abbandonare l’aula.
“Troviamo singolare che il presidente e gli altri rappresentanti degli olivicoltori non appartenenti alla Cia siano stati così condiscendenti delle volontà dei frantoiani e degli imbottigliatori – prosegue Gagliolo –. Piuttosto di giocare al rialzo si è tirato al ribasso. Con questo modo di fare, contraddistinto da decisioni di forza, ci siamo sentiti traditi e anche avviliti”.
I rappresentanti della Confederazione Italiana Agricoltori che da sempre si battono per mantenere produttive le aziende, durante il consiglio di amministrazione del Consorzio pretendevano solo una corretta remunerazione agli olivicoltori, che con il loro lavoro contribuiscono a preservare il territorio da un completo abbandono. “Secondo uno studio effettuato 3 anni fa dall’allora assessore regionale all’Agricoltura, nel 2009 il prezzo riconosciuto agli olivicoltori era decisamente superiore a quello proposto oggi – prosegue Gagliolo -. Chiederemo un incontro in Regione per capire quali iniziative di protesta si possano promuovere contro questo riconoscimento che per lo sviluppo dell’olivicoltura non è certamente favorevole”.
“Grazie alla nostra costante presenza alle riunioni è stato possibile raggiungere importanti obiettivi. Noi ci siamo sempre proposti agli altri con la volontà di trattare gli argomenti e di trovare punti di incontro. Abbiamo sempre dimostrato di saper ragionare e quando abbiamo sposato una tesi abbiamo combattuto fino in fondo senza imporci sul parere altrui. Questo atteggiamento non fa bene all’olivicoltura, che in questo momento ha bisogno di essere coesa per costituire massa critica. Nel settore le condizioni di lavoro sono difficili e queste divisioni non portano a niente. Come Cia abbiamo cercato di tutelare gli interessi degli olivicoltori, abbiamo anche trovato un compromesso che potesse soddisfare le esigenze di tutti, ma vederci trattare così è per noi del tutto insostenibile. Portare avanti una riunione in cui, nonostante gli sforzi effettuati per il miglioramento della produzione e della qualità dell’olio, siamo stati criticati e osteggiati non aveva proprio alcun senso”, conclude Gagliolo, con un po’ di amaro in bocca.