Cronaca

Nessun disturbo e nessuna contro manifestazione: tutti assolti gli imputati per i disordini al comizio di Berlusconi

Savona. Nessuna contro manifestazione, ma soprattutto nessun disturbo reale al comizio di Silvio Berlusconi. Si è chiuso allora con una sentenza di assoluzione (“perché il fatto non sussiste”) per tutti gli imputati il processo per i tafferugli scoppiati l’8 aprile 2008, in piazza Sisto Quarto a Savona, prima del comizio del candidato premier. Il verdetto è stato emesso questa mattina in tribunale dal giudice Francesco Meloni al termine della discussione durante la quale, non solo i legali della difesa, ma anche il pubblico ministero aveva chiesto che tutti i ragazzi coinvolti venissero assolti (“per non aver commesso il fatto”).

Per quell’episodio a giudizio erano finiti in dodici: Gianmaria Pace, Marco Lima, Giulio Minuto, Matteo Caffieri, Matteo Lima, Luigi Rebagliati, Massimiliano Seghesio, Noemi Cauteruccio, Jago De Lucis, Simone Interlandi, Patrick Martini ed Emanuele Olivieri. I ragazzi, tutti di età compresa tra i 21 ed i 26 anni, dovevano rispondere – per la Procura – dell’accusa di aver organizzato una riunione in luogo pubblico senza il richiesto preavviso al questore, di turbativa di una riunione di propaganda elettorale (con l’aggravante di essere in numero superiore a cinque) e di non aver obbedito all’ordine di disperdersi, impartito dal responsabile dell’ordine pubblico in piazza. Accuse che sono crollate tutte, una dopo l’altra.

Stamattina, nella sua arringa difensiva, l’avvocato Marco Russo (che assisteva sei dei ragazzi) ha voluto precisare: “I ragazzi non solo non hanno commesso il fatto, ma sono stati vittime di azioni non legittime da parte della polizia. E’ stata fatta una rappresentazione non reale di quello che stava accadendo. Non c’era nessuna contro manifestazione e si trattò di fatti contenuti. La testimonianza del dirigente della Digos è imbarazzante: non c’era infatti nessuna tensione tra imputati e altri partecipanti al comizio”.

Simili i toni usati dagli altri difensori che, dopo aver preso la parola, hanno ribadito gli stessi concetti. In particolare l’avvocato Franco Aglietto ha voluto anche precisare che “riconoscere i presunti rei andando a vedere chi quella mattina era stato a farsi refertare al pronto soccorso” sia stato un modo di procedere con le indagini sbagliato. Un indicatore del fatto – sempre secondo il concetto espresso dal legale – che la polizia avrebbe prima trovato i colpevoli per poi costruire il reato da loro commesso.

La tesi difensiva infatti ha sempre sostenuto che quando i manifestanti furono caricati il comizio non ancora iniziato e che comunque anche l’attesa dell’arrivo di Berlusconi non era stata turbata dall’azione dei ragazzi: “Anche chi era nella piazza non si era accorto di nulla” avevano detto i legali portando anche dei testimoni a confermarlo in aula.

Nelle precedenti udienze in aula erano stati proiettati i filmati di quel giorno e poi erano stati sentiti alcuni testimoni che erano presenti in piazza Sisto. Dalle loro deposizioni era appunto emerso che le azioni del gruppetto di ragazzi non avrebbero in alcun modo disturbato il comizio di Silvio Berlusconi e che i poliziotti li avrebbero colpiti con delle manganellate (“mi sono molto spaventata vedendo come li colpivano” aveva raccontato una delle testimoni). Un’altra ragazza che aveva raccontato la sua versione dei fatti aveva spiegato di come i suoi amici, che lei aveva raggiunto in piazza, non “stessero facendo nulla di male”. “Un poliziotto ci ha avvicinato e ci ha chiesto di allontanarci, ma nessuno si è mosso. Poco dopo allora è stata fatta la carica” aveva aggiunto la testimone della difesa.

Anche stamattina ad attendere il verdetto in tribunale erano presenti quasi tutti gli imputati, molti di loro accompagnati dai genitori. Fin dalle prime battute di questo processo era emersa la distanza tra le posizioni dei testimoni dell’accusa e la difesa: la polizia sosteneva infatti che non ci fosse stata nessuna carica (solo un’azione di “sospingimento”) e che i manifestanti stessero creando una situazione di pericolo, mentre secondo la linea difensiva i giovani furono colpiti, anche con delle manganellate, senza una precisa ragione.

Il filmato, visionato in aula, è una prova che, secondo i legali degli imputati, ha messo in evidenza come si sono svolti realmente i fatti. Il video ricostruisce, dal punto di vista delle forze dell’ordine, gli episodi avvenuti a margine del comizio. Secondo la Procura i ragazzi avevano urlato slogan contro alcuni candidati saliti sul palco per intrattenere il pubblico in attesa dell’arrivo di Silvio Berlusconi. Per uno degli imputati, Gianmaria Pace, l’accusa era anche di violenza a pubblico ufficiale (perché avrebbe colpito a calci un agente), mentre altri quattro degli imputati (Marco e Matteo Lima, Caffieri, Minuto) inoltre erano accusati di aver indossato sul volto un naso finto (da Pinocchio) che ne rendeva difficoltoso il riconoscimento. Una tesi che è stata smontata integralmente dai difensori degli imputati.