
Di recente si è assistito alla mobilitazione dei balneari liguri preoccupati rispetto la scadenza delle concessioni delle spiagge fissata dalla norma UE per il 2015, momento in cui l’affidamento delle stesse verrebbe determinato in base a gare aperte, senza alcuna garanzia per chi le ha gestite e ci ha investito per decenni creando posti di lavoro.
La norma in oggetto è la cosiddetta Direttiva Servizi ed é nata da un dibattito estenuante che ha caratterizzato buona parte della scorsa legislatura del Parlamento Europeo.
“Sia ben chiara una cosa” ha dichiarato Matteo Salvini “I Parlamentari Europei della Lega Nord sono gli unici tra gli eletti del nostro Paese che allora (2006) votarono contro questa direttiva, nata dall’iniziale e ancor più demenziale proposta dell’ex-Commissario Bolkestein”.
Si tratta di una direttiva che si é posta l’obiettivo di favorire lo sviluppo del Mercato Unico in una prospettiva di maggiore competitività dimenticando che talvolta certe norme, che in linea di principio vorrebbero favorire il “mercato”, in realtà sono causa di gravi danni per numerose piccole e medie imprese.
“Le legittime proteste che in questi mesi coinvolgono commercianti ambulanti e gestori di stabilimenti balneari” ha continuato l’eurodeputato del Carroccio “rivelano quello che noi per primi e da soli diciamo da anni, anche quando i Parlamentari Europei di PDL e PD votavano con convinzione a favore di queste norme: questo é il risultato di proposte legislative che vengono dall’alto e che non rispettano minimamente il principio di sussidiarietà contenuto nei Trattati e le peculiarità sociali e culturali di ciascuno dei 27 Stati di questa strampalata Unione. Non si capisce perché una direttiva nata per favorire la libera circolazione dei servizi tra i diversi Stati Membri, e su cui, in linea di principio potremmo, pur con molte riserve, essere parzialmente d’accordo, contenga però anche queste forti limitazioni in materia di autorizzazioni che mettono a repentaglio il futuro di numerose attività economiche e il lavoro di migliaia di persone” riferisce Salvini.
“Da semplice Parlamentare Europeo e membro della Commissione Mercato Interno ho cercato di spiegare in ogni modo al Commissario Barnier che i limiti introdotti dall’articolo 12 della direttiva servizi sono ingiusti: perché impedire una sorta di diritto di prelazione per coloro che già detengono, rispettando ogni norma, un’autorizzazione in scadenza? E quali sarebbero, quindi, i criteri che dovrebbero caratterizzare l’eventuale selezione dei candidati? Vogliamo scatenare una guerra tra imprese a conduzione familiare o è in atto il tentativo di aprire questo settore a multinazionali prive di alcun riferimento con il territorio su cui andrebbero a operare? Ora, con l’applicazione anche in Italia, dal 2010, di questa Direttiva, esponenti di tutti i partiti italiani si accorgono di questi problemi, ma dovrebbero farsi un profondo esame di coscienza: Troppo spesso i miei colleghi di PD, PDL e IDV qui a Bruxelles preferiscono seguire le indicazioni dei Gruppi Politici a cui appartengono senza pensare minimamente se il provvedimento che stanno votando vada in favore o contro il territorio che li ha eletti” conclude Salvini.