Economia

Assoporti: “Riforma della portualità al centro delle politiche del nuovo governo”

Porto di Savona

Regione. Il tema della riforma portuale resta al centro dell’agenda di Assoporti. Lo ha ribadito questa mattina Francesco Nerli, il presidente dell’Associazione dei porti italiani, intervenendo a Genova al convegno internazionale “Shipping, safety e security”.

“E’ chiaro che o si rafforzano i poteri delle Autorità Portuali, e si attiva l’autonomia finanziaria, o non c’è riforma della portualità”, è il messaggio di Nerli al nuovo governo formato da Mario Monti. L’obiettivo di Assoporti, anticipato nei giorni scorsi nel messaggio di auguri al nuovo presidente del Consiglio da parte di tutto il direttivo dell’Associazione, è quello di ottenere “poche semplici misure per sostenere la centralità del ruolo dei porti per il Paese in funzione dello sviluppo”.

“I porti italiani – ribadisce Nerli – chiedono al governo che infrastrutture e trasporti siano inseriti all’interno di un percorso di sviluppo e di crescita”. In questo contesto si inserisce la richiesta di ” semplificare le procedure e di potenziare le Autorità Portuali – spiega – che devono diventare un elemento di governance in grado di guardare allo sviluppo e alla crescita”. E, soprattutto, la rinnovata richiesta di una soluzione per quella che Nerli definisce “l’annosa questione dell’autonomia finanziaria”. Non più contributi a pioggia, ma un meccanismo in base al quale una parte della ricchezza prodotta da ciascuno scalo possa contribuire al suo sviluppo per consentire gli attesi interventi finalizzati a favorire la competitività.

“Ora – aggiunge il presidente di Assoporti – dobbiamo soltanto aspettare di capire se il passo del governo nei confronti del sistema portuale cambierà davvero rispetto al passato”. I precedenti con il professor Monti fanno comunque ben sperare. “Di autonomia finanziaria – ricorda Nerli – si è cominciato a parlare nel 2005, grazie ad uno studio sviluppato tra i porti della Liguria e l’università Bocconi di Milano. All’epoca il professor Monti era direttore dell’Istituto di Economia Politica del prestigioso ateneo – conclude Nerli – per cui spero che da questo punto di vista vi siano sensibilità maggiori rispetto al passato”.