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Vicenda case cooperative di Luceto: il Tar Liguria dà ragione al Comune di Albisola

Albisola Superiore

Albisola. Il Tar Liguria ha dato ragione al Comune di Albisola. Si è chiusa con questo esito la vicenda delle case cooperative di Luceto. La sentenza del tribunale condanna le cooperative attuatrici del Piano di edilizia economico popolare nella località albisolese a rifondere l’amministrazione delle somme (circa un milione di euro) pagate a suo tempo per indennizzare i proprietari delle aree espropriate.

Una precedente vertenza (partita nel ’91 e conclusa nel 2005) aveva infatti riconosciuto ai proprietari espropriati il diritto a somme superiori a quelle originariamente versate per acquisire i terreni. Il Comune aveva pagato, rivalendosi poi sulle coop intentando una causa con gli avvocati Mauro Vallerga e Filippo Scorcucchi.

In particolare, il Comune di Albisola nei primi anni settanta aveva approvato un Piano di edilizia economico popolare (PEEP) in località Luceto avviando i procedimenti espropriativi per acquistare la disponibilità dei terreni in esso ricompresi. Poi aveva concluso nei primi anni ottanta tali procedimenti espropriativi pagando ai proprietari espropriati indennità calcolate in conformità alle norme vigenti che, però, di lì a poco, erano state dichiarate illegittime dalla Corte Costituzionale (perché accordavano indennizzi giudicati insufficienti). Di conseguenza i proprietari espropriati avevano chiesto conguagli citando il Comune in Tribunale. Il Giudizio (avviato nel 1991) era stato appunto concluso dalla Corte d’Appello di Genova nel 2005, che aveva riconosciuto il diritto dei proprietari a conguagli per poco meno di 1 milione di euro. A quel punto l’amministrazione comunale aveva pagato il conguaglio ai proprietari espropriati e l’aveva posto a debito delle cooperative cui i terreni espropriati erano stati assegnati. In sostanza il principio è che i costi per l’esproprio devono gravare non sulla collettività (e quindi sul Comune espropriante), ma su chi ha acquistato i terreni a prezzi calmierati e su essi costruito le proprie abitazioni. Alcune cooperative avevano aderito alle richieste e versato il dovuto, tranne la Cooperativa “Domus Mea” (debitrice per circa 400 mila euro) che aveva promosso ricorso al TAR impugnando gli atti con cui il Comune aveva avviato il procedimento di recupero delle somme. Ricorso che però è stato rigettato.