Il vento dell’estate ci ha restituito la discussione sui problemi delle persone. Per due mesi le prime pagine dei giornali non sono state occupate dalle code sulle autostrade, finalmente abbiamo sentito parlare di lavoro, pensioni, tasse, servizi pubblici. In questo modo tanti, tutti, non solo chi lo affermava già, hanno scoperto di avere un Governo incapace, privo di credibilità in Europa e nel Mondo, ormai inaffidabile anche per i suoi tradizionali referenti.
In questi mesi non ha più retto il velo degli slogan. “Pensioni più dignitose” e “meno tasse per tutti” (è tragico come in questo caso si sia poi avverata la parodia “meno tasse per Totti”), rappresentano promesse lontane nel tempo. Oggi il problema è quello di riequilibrare i conti abbattendo il debito ed intervenendo sulla spesa pubblica garantendo al contempo i servizi e favorendo la crescita e la ripresa dei consumi. Difficile eh? Sicuramente più noioso di un week end a Villa Certosa o di una faccia sorridente che infonde ottimismo dai manifesti. Tuttavia necessario. E così quest’estate è crollato il filtro artificiale tra il mondo reale e quello virtuale e tutti hanno abbandonato l’approccio da tifosi tipico di questi lunghi anni e hanno ricominciato a ragionare sul merito delle questioni, analizzando quanto ogni intervento avrebbe inciso sulla propria vita. Nella tragicità del momento è un patrimonio importante che non dobbiamo disperdere. Oggi tutti siamo in grado di constatare che il Governo non è solo litigioso, ma anche estremamente pericoloso, perché, sotto la confusione, continua a coltivare e addirittura, prova a realizzare in un sol colpo la sua idea di paese, la versione italiana di un modello iperliberista (quasi iperberlusconiano) che è stato la causa principale della crisi internazionale e che ha favorito il dominio della finanza speculativa sull’economia reale e sulla politica.
Sulle correzioni si pasticcia e si fa retromarcia. Ma tanti interventi realizzati da luglio 2010 a lunedì scorso non solo rimangono e si sommano, ma contengono una ratio comune. Quando si impedisce ai giovani di avere un futuro previdenziale, quando si tassa qualunque prestazione sanitaria, quando si tolgono risorse ai Comuni che non possono più garantire welfare locale e servizi pubblici; quando si fa tutto questo non si fa altro che smantellare il sistema pubblico a favore di quello privato. Questo è il modello iperliberista. Se a questo si aggiunge lo “sterminio di massa” dei lavoratori del pubblico impiego, l’abrogazione di tutti i diritti dei lavoratori e l’eliminazione di tutti i simboli che possono rievocare quelle conquiste, abbiamo il modello iperberlusconista.
Di fronte a questo, non tiene più la propaganda che tradizionalmente bolla gli scioperi come “politici”, di una parte contro un’altra. Lo sciopero del 6 parla a tutti coloro che vogliono difendere la sovranità dello Stato e della politica sulla finanza, che credono che un welfare equo e solidale possa essere garantito solo dal sistema pubblico, che vogliono che a pagare siano i miliardari e gli evasori, che credono che un paese dove la metà dei giovani è disoccupata e l’altra metà è precaria non possa considerarsi civile, che non sono disponibili a veder cancellato con un decreto la propria storia e i propri valori . Queste non sono solo idee della CGIL, è un patrimonio che appartiene alla storia di tutto il Sindacato e di tanti altri che pure con la CGIL non c’entrano. Lo sciopero è stato proclamato ad agosto, ma quelli che decideranno di venire in piazza all’ultimo momento e con altre bandiere conteranno esattamente come gli altri e saranno accolti con gioia.
Francesco Rossello
(Segretario provinciale CGIL)