Bergeggi. Giovedì, nell’ambito della seconda edizione della rassegna “Cinemare Bergeggi”, alle 21,30, con ingresso gratuito, nella spiaggia libera di levante (vicino ai bagni maiorca) verrà proiettato il film “Il mistero dell’acqua” di Kathryn Bigelow. Del rapporto con l’acqua della regista Kathry Bigelow – premio Oscar per la regia (la prima donna nella storia a ricevere tale riconoscimento) – era già stato apprezzato e presentato all’interno della rassegna Point break, trhiller metafisico tra onde e destino.
In “Il mistero dell’acqua”, girato nel 2000, l’acqua del mare assume una valenza quasi simbolica, occulta, catartica, il luogo senza spazio e senza tempo nel quale si compenetrano due vicende – praticamente due film – accumulate da misteriose evocazioni, da un intricato gioco di specchi tra identità. Si alternano le cronache americane del 1873 dove all’interno di una comunità di emigrati norvegesi rimasero uccise due donne, sia il viaggio (nei giorni nostri) su una barca a vela di una fotoreporter, accompagnata dal marito – il poeta Sean Penn (qui affascinante e inquieto)– dal cognato e dalla sua fidanzata, che vuole preparare un servizio su quei tragici avvenimenti.
Due storie delle quali non vogliamo svelare troppo per non privare il pubblico del gioco creato dalla regista per portare lo spettatore a capire lentamente i sottili legami che legano le due narrazioni: nello scoprire i retroscena che si celano dietro l’assassinio del passato, la fotoreporter percepirà le contraddizioni che opprimono il suo matrimonio, le sue gelosie, il narcisismo intellettuale del marito, le sue paure fino alla tempesta nel finale che segnerà le incongruenze e il tortuoso rapporto tra amore e morte che caratterizza tutto il film, dalla prima scena dove un velo che scivola sull’acqua. (Ricordiamo per aiutare a capire meglio che il titolo originale del film è “The wreigh of water” quindi il peso dell’acqua e non il mistero come è stato tradotto nel titolo italiano)
Anche qui come in Point break, Kathryn Bigelow mette in scena la lotta impari tra ragione e istinto, tra corpo e mente, tra natura e cultura.. Qui cita Dylan Thomas e omaggia Il coltello nell’acqua di Polanski e La donna del tenente francese di Reisz. Inserisce tantissimi simboli come la macchina fotografica, strumento chiaramente troppo freddo per indagare a fondo sulla natura di quel mistero (e del resto la fotoreporter Jean se ne serve con evidente pretestualità: tutti i fotogrammi in bianco e nero saranno la visione di Jean su quello che ‘vede’ sulla barca e lo stesso b/n ricorre nelle sue ricostruzioni leggendo gli atti d’accusa del processo). Tutte le sue scoperte ‘vere’ passano piuttosto per il tramite dell’intuizione che è tutta interna al suo stato d’animo e cresce insieme ad esso, come un reciproco proliferare di rivelazioni intime, a fronte del quale la realtà si scolora sempre più.
E poi ci sono la casa e la barca, altri simboli forti e determinanti nella narrazione. Una casa affacciata sul mare, su un’immensità – più evocata che mostrata – dalla quale si materializzano persone intenzionate ad abitarla o destinate ad esservi accolte come ospiti. Ma è anche l’avamposto di una presenza civilizzatrice, di un’operosità instancabile, simbolo solitario della sfida perenne tra cultura e natura, la prima con le sue convenzioni capaci di garantire il giusto equilibrio tra la necessità della legge e i moti più segreti alla trasgressione, la seconda come campo di energie ancora in grado di sfuggire al controllo e quindi di penetrare nell’ordine già conquistato per sconvolgerlo annullando ogni sforzo fin lì compiuto.
La barca, versione tecnologicamente raffinata di un mezzo antico. Come la casa è immersa nell’ambiente naturale (il mare, il vento, la costa rocciosa dell’isola), ma il suo rapporto con questo è di segno diverso perchè non è la figura di un processo colonizzatore consapevolmente in atto, ma strumento di quella nostalgica forma di repressione culturale che porta a ‘sfuggire la civiltà’ in cerca di un ritorno alla natura’. Ironicamente la barca serve nel film come base operativa per un’indagine da condurre su un atto di violenza conseguente al prevalere delle ragioni più animalesche, naturali sulla civiltà.
Tutto questo funzionale alla narrazione perché, come scrisse Massimo Causo su Cineforum: “Il tema di fondo del film resta la Verità, elaborata come una ricerca che diviene coscienziale in seno ad una Colpa che muove delle ragioni più intime dei personaggi e del loro contesto”. Ad introdurre il film sarà Marcello Fois, autori tra i più produttivi nel panorama letterario italiano ed esponente della “new wave” del giallisti. Collabora attivamente anche in campo teatrale, radiofonico, nella fiction televisiva e nella cinematografia (sue le sceneggiature di Ilaria Alpi. Il più crudele dei giorni e Distretto di polizia). Per info: www.comune.bergeggi.sv.it – 019/25790219-222 o www.kinoglaz.org.



