Savona. Un anno e sei mesi di reclusione. E’ questa la condanna richiesta oggi in udienza, dal pubblico ministero Giovanni Battista Ferro, nel processo che vede sul banco degli imputati un savonese di 37 anni accusato di maltrattamenti e lesioni volontarie nei confronti del suo bimbo nato da pochi mesi. Al termine della discussione il giudice ha deciso di rinviare il procedimento al prossimo 20 luglio quando si dovrebbe arrivare alla lettura della sentenza.
Secondo il quadro accusatorio, il papà sarebbe arrivato a procurare al figlio la rottura scomposta di un femore e una frattura parietale della teca cranica ma, dalle deposizioni dei testimoni che si sono succeduti nelle scorse udienze, lo scenario è sembrato uscire un pò “ridimensionato”. Al padre, nei primi 4 mesi di vita del neonato, vengono contestati ben quattro episodi di violenza e maltrattamenti: il primo nel novembre 2008 quando, facendolo cadere, avrebbe procurato al piccolo un sanguinamento del cavo orale, il secondo nel dicembre dello stesso anno quando gli avrebbe procurato una ecchimosi sulla fronte, il terzo nei primissimi giorni del febbraio 2009 quando gli avrebbe provocato la rottura del femore ed infine, intorno alla metà dello stesso mese, gli avrebbe procurato la frattura alla testa.
Una serie di “infortuni”, avvenuti tutti in assenza della mamma del piccolo, che avevano finito per insospettire i medici del pronto soccorso savonese dai quali era partita una segnalazione per il tribunale dei minori. Da lì l’intervento dei servizi sociali e l’apertura di un’indagine della Procura che, dopo una serie di accertamenti e perizie, aveva portato poi al rinvio a giudizio del 37enne. Un immagine di padre-violento, quella che emerge dal quadro accusatorio, che però sembra andare in contrasto con quanto sentito in aula nell’ultima udienza. L’assistente sociale che ha seguito gli incontri protetti (della durata di un’ora) tra bimbo e imputato aveva infatti parlato di un papà “affettuoso e presente, molto attento”. “Mi riferisco sempre agli incontri ai quali ero presente io – aveva precisato il testimone -. L’imputato in qualche occasione mi ha anche espresso il desiderio di vedere di più il suo bimbo”.
Un pensiero ribadito più volte in aula anche dallo stesso imputato: “Vorrei vedere di più mio figlio. E’ la mia vita, il mio sangue ed è logico che io voglia stare con lui”. L’imputato aveva spiegato di non aver mai voluto fare male volontariamente al suo bambino ma che si sarebbe trattato di incidenti. “Mi dispiace tantissimo per tutta questa situazione che ha coinvolto mio figlio e la sua mamma. Sto molto male per quello che è successo e me lo porterò dietro per tutta la vita”. Se anche il giudice ritenesse che le lesioni al piccolo siano state originate da incidenti e non da percosse allora il reato contestato a padre potrebbe anche essere derubricato. Nel processo l’ex compagna dell’uomo, assistita dall’avvocato Andrea Cechini, si è costituita parte civile.