
Pietra L. Il giudice per le indagini preliminari di Savona Fiorenza Giorgi li avrebbe dovuti ascoltare questa mattina, per l’interrogatorio di garanzia, ma a causa di alcuni intoppi “burocratici” non è stato possibile. Dritan Idrizaj, 34 anni, gestore di esercizi di ristorazione (tra cui una nota pizzeria), residente a Pietra Ligure e Lek Bibaj, 42 anni, imprenditore edile residente a Loano, i due albanesi finiti in manette nell’ambito di un’operazione dei carabinieri di Imperia che ha smantellato un giro di usura ed estorsione, sono stati, di fatto, praticamente costretti a fare scena muta. Gli atti sull’inchiesta, necessari per poter svolgere l’interrogatorio che era da eseguire per rogatoria, non sono infatti stati trasmessi dagli uffici imperiesi a quelli savonesi. Non avendo potuto visionare le “carte” il gip si è così trovato nell’impossibilità di interrogare i due arrestati.
Idrizaj e Bibaj, assistiti dai loro legali, si erano peraltro resi disponibili a rendere delle dichiarazioni, ma il giudice non ha potuto procedere. Non appena gli atti saranno trasmessi dalla Procura di Imperia, con tutta probabilità, i due albanesi saranno convocati nuovamente dal gip. Nell’ambito della stessa operazione erano stati denunciati dai militari imperiesi anche Lulezim Talka, 34 anni, già da alcuni mesi latitante perché colpito da un ordine di arresto nell´ambito di indagini sul traffico internazionale di stupefacenti, e Pavlin Bibaj, 29anni operaio edile.
L’operazione era scattata, l’altro ieri all’alba, fra Imperia, Pietra Ligure e Loano, ad opera dei militari del Nucleo Operativo della Compagnia di Imperia, al termine di una lunga indagine coordinata dal pubblico ministero Maria Antonia Di Lazzaro. Per quasi due anni i carabinieri hanno infatti raccolto prove ed elementi a carico dei quattro albanesi che avevano organizzato nell´imperiese e nell´albenganese una tecnica ben oliata per avvicinare e poi “strangolare” economicamente piccoli e medi imprenditori.
Dritan Idrizaj, probabilmente il “cervello”, complice anche un aspetto gentile e apparentemente innocuo ed il fatto di essere egli stesso un imprenditore, – secondo la tesi degli inquirenti – avvicinava con modi amichevoli le vittime che sapeva in difficoltà economiche, proponendo loro di aiutarli con piccole somme di denaro (da qualche centinaio a qualche migliaio di euro), che avrebbero poi restituito con comodo. Sfortunatamente, spesso, brutte situazioni non fanno altro che peggiorare e, quando la necessità di liquidità da parte dell´imprenditore diventava maggiore, allora i quattro mostravano il loro vero volto di strozzini. Almeno cinque le loro vittime, anche se si teme possano essere anche di più. Tra questi un noto ristoratore del dianese, titolare di tre locali, il quale aveva in passato assunto come dipendente Idrizaj, che si era dimostrato un collaboratore valido e apparentemente affidabile. Per questa ragione, quando nel 2006 si era trovato in difficoltà economica, l´imprenditore non aveva esitato ad accettare un aiuto dal suo dipendente e ad indebitarsi sempre di più nei suoi confronti.
Da poche migliaia, la somma dovuta agli usurai era salita a 250 mila euro. A questo punto era cominciato l´incubo dell´imprenditore che, dietro minacce sempre più pressanti, ha dovuto restituire ben 600 mila euro e cedere ai criminali la proprietà di due dei suoi tre locali. Non dissimile la storia di una esercente di Alassio che, a fronte di un prestito di 2.000 euro, nel giro di soli due mesi ha dovuto consegnarne agli strozzini 25 mila e cedere la proprietà di un veicolo. Sono tuttora in corso gli accertamenti per riuscire a risalire alla provenienza del denaro di cui i quattro avevano tanta disponibilità anche se il coinvolgimento di almeno due di essi (Talka che è tuttora per questo attivamente ricercato e, in passato, Idrizaj) nel traffico degli stupefacenti non lascia molti dubbi sull´origine della liquidità.