Liguria. Gian Franco Fisanotti, presidente nazionale dell’Unionturismo, è stato relatore sul tema attuale delle concessioni demaniali al recente Congresso Nazionale organizzato dagli operatori turistici di Alassio e dal Presidente Esteri dell’Unionturismo dottor Adriano Berrino l’8 maggio scorso per analizzare “i sogni e bisogni del Ponente Ligure”.
Dopo i rilievi della Commissione Europea che lamenta il fatto di una disapplicazione nell’Ordinamento Italiano della direttiva 2006/123/CE sulle garanzie di imparzialità e di trasparenza, il tema delle concessioni è divenuto ancora più scottante alla luce del recente DL sviluppo con particolare riferimento sia all’obbligo dell’asta per rispettare l’articolo 49 del Trattato sul funzionamento dell’UE sia all’articolo 3 del decreto che ipotizzando il “diritto di superficie” può confliggere con la direttiva Bolkestein sulla liberalizzazione.
“Dopo i rilievi già accolti dal Governo – dice Fisanotti – è bene addivenire ad un contemperamento tra le legittime aspettative degli oltre 22mila gestori di stabilimenti insediati su 1.600 Km. di spiagge attrezzate e dei 600mila addetti impegnati nei Comuni costieri italiani e la normativa sulla parità di trattamento nell’attribuzione di concessioni marittime che non può per altro superare il criterio essenziale della reale redditività del bene demaniale marittimo andando a considerare i sacrifici dei gestori ed i prelievi dello Stato, delle Regioni, dei Comuni nonché le spese per il personale, per la manutenzione delle infrastrutture mobili e di quelle fisse e per i danni procurati dai venti meteo marini che pesano non poco sulle aziende turistiche”.
Ed ancora: “Il paventato timore di possibili ingressi sul demanio pubblico da parte della malavita trova un impedimento oggettivo nella conferma di concessioni ai concessionari già titolari che sono per lo più gruppi familiari già stabilmente insediati: a costoro è bene riconoscere una durata di almeno 20 anni prima di aprire il mercato interno proprio a quelle aste che potrebbero veder favoriti gruppi finanziari italiani e stranieri interessati a cementificare gli oltre 2.400 Km. di spiagge rimaste libere, specie nel Mezzogiorno d’Italia. Si tenga infine conto del fatto che le famiglie degli attuali gestori sono le prime a voler difendere l’identità e la qualità delle spiagge a loro affidate dallo Stato”.
