Savona. Alcuni di loro trascorrono le ferie facendo i pompieri: una pausa dal lavoro principale per poter rispondere a quelli che gli addetti ai lavori definiscono “richiami” e che permettono ad un vigile del fuoco discontinuo – e in particolare a chi non svolge un’altra professione – di “tirare a campare”.
Un compenso che si aggira intorno ai 1000 euro per un lavoro come “tappabuchi” ma preziosissimo vista la cronica carenza di organico che caratterizza il Corpo dei vigili del fuoco. “In molti casi, se non ci fossero i nostri ‘sì’ alcune caserme non sarebbero in grado di offrire i servizi adeguati”, mormora qualcuno. Eppure, tanta devozione non sembra essere ricompensata. Almeno al Comando provinciale dei vigili del fuoco di Savona.
Qui sono in molti a denunciare un eccessivo ritardo nel pagamento degli stipendi ai discontinui: soldi che, se fino a qualche tempo fa, venivano assicurati entro un mese di tempo, col passare degli anni avrebbero comportato un’attesa di tre mesi, fino ad arrivare al dicembre dello scorso anno con un rallentamento davvero da “bradipo” giunto perfino a quota sei-sette mesi. Le giustificazioni mosse da chi di dovere avrebbero fatto riferimento dapprima a intoppi burocratici da Roma, e poi ad una situazione che si è venuta a creare a marzo con il pensionamento del comandante dei pompieri di Savona, la sua mancata sostituzione e la conseguente assenza di qualcuno che svolgesse le sue funzioni, anche amministrative.
“Ma il pensionamento del comandante non era mica un fatto imprevisto. Non potevano pensarci prima? – obietta chi non vede un euro da mesi – Noi discontinui siamo sempre disponibili, andiamo a supplire alla carenza di personale, non abbiamo uno stipendio fisso pur rischiando la vita nello stesso identico modo dei ‘titolari’ e ora dobbiamo sopportare questa difficile situazione senza che nessuno si degni di sedersi con noi intorno ad un tavolo a spiegarci il perché. E noi è dal primo gennaio che non percepiamo un euro”. Un pensiero, questo, condiviso dai “discontinui” del comando savonese, in particolare da quel centinaio che aspetta ancora oggi di percepire il compenso dei primi mesi dell’anno.