Sarà l’incertezza del futuro, la paura di rischiare o la poca convinzione, fatto sta che oggi i giovani sembrerebbero poco inclini a investire su se stessi e ad aprire una propria azienda.
A rivelarlo è l’analisi sull’andamento dei titolari di imprese individuali nel corso del quinquennio 2005-2010, in base ai dati elaborati da InfoCamere, la società di informatica delle camere di commercio: in cinque anni i titolari di imprese individuali con meno di trent’anni iscritti nei registri delle Camere di Commercio italiane si sono ridotti di 43.624 unità, pari ad una contrazione del 15,8% che – evidenzia lo studio – è responsabile del 35% della diminuzione complessiva di imprese individuali (124.686) avvenuta in Italia nel periodo considerato. Con il risultato che gli imprenditori junior sono oggi appena il 6,9% del totale (dal 7,9% di cinque anni fa), mentre gli over 70 sono saliti all’8,8% (dall’8,5% del 2005).
L’invecchiamento della classe imprenditoriale italiana viene confermato anche dall’aumento dei titolari over 70, cresciuti, unici nel periodo preso in esame, di 1.232 unità (+0,5%). Insieme ai giovani si sono ridotti anche gli imprenditori delle altre due fasce d’eta: sia i titolari tra i 30 e i 49 anni (-3,2%), che rappresentano il 49,8% del totale, sia quelli tra i 50 e i 69 anni (-2,2%), che rappresentano il 34,5% del totale. La tendenza degli under 30 a vedere relativamente ridotto il proprio ruolo affiora anche dall’osservazione delle imprese con a capo un immigrato: sebbene i titolari di imprese individuali con titolare nato al di fuori dell’Unione Europea siano infatti aumentati di quasi un terzo (65.113 in più, pari ad una crescita complessiva del 32,2%), i titolari ‘junior’ sono aumentati appena del 6,55% e vedono pertanto scendere la loro rilevanza sul totale dal 15,8% del 2005 all’attuale 12,8%.
Dal punto di vista territoriale, la concentrazione maggiore di titolari più giovani si registra nelle regioni meridionali: in particolare è la Calabria la regione con le imprese dal volto più giovane (9,4%), seguita da Campania (9%) e Sicilia (8,3).