
Cairo Montenotte. Sei settimane di cassa integrazione per i lavoratori di Ferrania Solis sono solo l’aspetto marginale dell’attuale crisi del sito industriale valbormidese. Con il nuovo decreto per risollevare le sorti del fotovoltaico, che voci di corridoio danno per imminente a maggio, si rimetterebbe in moto la produzione ed il percorso occupazionale. Ma il condizionale è d’obbligo. Infatti l’azienda ha chiesto ben tredici settimane di cassa, mettendo in allarme i sindacati, che sentono odore di bruciato. E il timore è che in dubbio ci sia interamente il secondo anno di cassa integrazione per gli operai Ferrania.
“E’ comprensibile che tutto il settore sia in allarme e siamo certi in buona fede che Ferrania Solis sia pronta agli investimenti, ma non comprendiamo perché l’azienda abbia richiesto 13 settimane di cassa integrazione, un tempo lungo, quando prevedibilmente il settore delle rinnovabili dovrebbe tornare ad essere incentivato a maggio” commenta Fulvio Berruti, segretario della Filctem-Cgil di Savona. “Il quadro è d’incertezza – aggiunge – L’azienda ha esaurito gli ordini e c’è un portafoglio di 31 milioni di euro sospesi per la situazione normativa congelata. Non abbia condiviso 13 settimane di cassa, ritenendo che 6 possano traghettare al momento in cui i parametri legislativi saranno ridefiniti”.
Le organizzazioni sindacali hanno sottoscritto l’accordo per sei settimane, dal 2 maggio, a rotazione per 40 dei 56 lavoratori di Solis. L’aspetto più preoccupante è globale, però. Le cinquanta persone che dovevano transitare in dodici mesi da Technologies a Solis avrebbero permesso all’azienda di agganciare il 30% che per legge consente di ottenere gli ammortizzatori sociali, con il risultato che è a rischio il secondo anno di cassa integrazione. A novembre di quest’anno, se non cambiano le carte in tavola sui numeri delle assunzioni, lo spettro di cui parlava Stefano Messina su IVG.it già a fine marzo (visualizza qui) che si sta concretizzando per Solis si estenderà anche a Technologies. Quindi, cassintegrati in Solis e 18 assunzioni (previste per giugno) nonché 30 (per il 2012) attualmente bloccate, più i 225 cassintegrati in Technologies.
Una situazione certamente legata alla contingenza normativa, che però, per i sindacati, deve essere letta ad una luce più ampia. “Ferrania Solis non è un progetto che dipende soltanto dal decreto governativo – sottolinea Berruti – Ci preoccupa che l’azienda abbia chiesto 13 settimane di cassa se la capacità produttiva è subordinata soltanto al cambio delle regole in corso d’opera, da parte del governo, sulle quali verrà fatta marcia indietro. Solis è un’impresa figlia di un progetto inserito in un piano industriale che non prevede soltanto un’azienda che assembla pannelli, ma che deve entrare nel ciclo integrato del fotovoltaico”. “Le istituzioni si erano impegnate per rendere Ferrania industria leader del fotovoltaico, ma gli accordi del 2009 sono stati disertati. Per questo da gennaio scriviamo, senza risposa, al Ministero per avere un incontro” conclude l’esponente sindacale.