Savona. Una situazione di profondo stress e amarezza: è questo il quadro dipinto da Josè Formica per giustificare l’atroce violenza con la quale, nella mattinata di lunedì scorso, si è scagliato contro una giovane assistente sociale di Cairo Montenotte, Veronica Meinero, identificata come la causa di tutti i suoi mali.
Nell’interrogatorio di oggi, davanti al gip Fiorenza Giorgi, l’italo-colombiano accusato di tentato omicidio premeditato, ha parlato della sofferenza provata dopo essersi visto togliere i figli, vittime anch’essi della sua violenza, cercando di dare una spiegazione ad un gesto inqualificabile come quello che lo ha visto protagonista di una mattinata di follia negli uffici dei Servizi sociali di Cairo Montenotte. Qui, l’uomo ha accoltellato con un machete Veronica Meinero, 27 anni, assistente sociale vista come la responsabile della sua condizione.
La separazione della moglie e la perdita della patria potestà sui due figli ha aggravato le condizioni psicologiche del cinquantenne, il cui squilibrio è culminato nel gesto sconsiderato (per l’occasione, oltre al machete, si era portato dietro un coltello da cucina e un falcetto). L’uomo, difeso dagli avvocati Paolo Gianatti e Corrado Bandini, rimane ovviamente in carcere. I legali avanzeranno probabilmente nei prossimi giorni la richiesta di incidente probatorio per accertarsi delle condizioni psicologiche dell’uomo.









