Salone Nautico: protesta di Greenpeace per il Santuario dei Cetacei (foto)

Genova. All´inaugurazione del 50° Salone Nautico Internazionale di Genova Greenpeace denuncia con un´azione spettacolare il degrado del Santuario dei Cetacei, una zona di mare “protetta” dal 1999. Questa mattina una ventina di attivisti dell´organizzazione sono entrati alla fiera di Genova e hanno aperto due striscioni sulla facciata principale del nuovo padiglione B: un gigantesco scheletro di balena accompagnato dal messaggio “Serve un Santuario non un cimitero”.

Dopo un´intensa campagna di Greenpeace all´inizio degli anni ´90, finalmente nel 2001 l´Italia riconosceva la creazione del Santuario e si impegnava a proteggere balene e delfini dell´area. Oggi, nove anni dopo, il Santuario dei Cetacei rischia di diventare un cimitero: nessuna misura specifica di tutela è stata ancora attuata, le balene diminuiscono e il degrado aumenta.

“Minacce come il traffico marittimo e l´inquinamento – denuncia Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace – stanno mettendo a rischio un ecosistema unico. Le nostre ultime analisi indicano un´elevata contaminazione da batteri fecali in alto mare e un accumulo di sostanze tossiche nei pesci del Santuario, in alcuni casi oltre i limiti di legge. Nonostante le nostre denunce, il ministero dell´Ambiente continua a non fare nulla”.

È per questo, che proprio da Genova, sede simbolo del Santuario e dove si svolge ogni anno il Salone Nautico, Greenpeace chiede alle Regioni che si affacciano sull´area di non nascondersi più dietro l´inattività del Ministero. La navigazione è uno dei principali problemi del Santuario e proprio le Regioni, che gestiscono le zone portuali nell´area, devono assumersi la responsabilità di garantire la sostenibilità del settore.

“Da mesi chiediamo un incontro a Liguria, Toscana e Sardegna – continua Monti – per discutere della gestione del Santuario, ma non ci è ancora stato concesso. Le Regioni devono dimostrare di voler tutelare davvero un patrimonio di cui anch´esse sono responsabili, stabilendo al più presto misure concrete di protezione. Le parole non bastano più, ci servono i fatti!”.

Un piano di gestione per tutelare il Santuario è stato sviluppato nel 2004, pagato ma mai attuato, e come se non bastasse da quest´anno l´organo di gestione del Santuario, il Segretariato con sede proprio a Genova, non esiste più. “Il conto alla rovescia per salvare il Santuario è partito. L´11 ottobre 2011 – conclude Monti – sarà il decimo anniversario dalla ratifica dell´Accordo: le balene non possono più aspettare”.

Il Santuario è un precedente fondamentale per la tutela del nostro mare. Si tratta, infatti, dell´unica area protetta del Mediterraneo che comprende anche acque internazionali. Gli Stati del Mediterraneo si sono impegnati a realizzare una rete di aree marine protette in alto mare entro il 2012:ad oggi esiste solo il Santuario e non è certo un buon esempio.