Cronaca

Tomaso Bruno, ancora un rinvio dal giudice indiano: udienza il 13 maggio

Tomaso Bruno - in carcere in India

Albenga. Il giudice titolare del caso è in vacanza, la documentazione è stata quindi passata ad un collega che però, non avendo avuto abbastanza tempo per studiare le carte, ha rinviato ancora l’udienza. Slitta così al 13 maggio l’udienza presso il tribunale indiano per Tomaso Bruno e Elisabetta Boncompagni, in carcere in India per la morte di un loro amico, Francesco Montis. Dopo un primo rinvio, il 19 aprile, anche quest’oggi, il giudice indiano non si è quindi pronunciato sulla decisione di scarcerare dietro cauzione i due giovani.

Un’esito che ha lasciato senza parole anche i genitori di Tomaso, che alla fine hanno scelto di non andare in India ma di attendere gli sviluppi dell’udienza ad Albenga: “Non so davvero cosa possa succedere adesso” spiegà il papà di Tomaso che aggiunge: “Dire che sono indignato è poco. Credo che si sia andati oltre ogni limite di sopportazione e spero che, arrivati a questo punto, ci siano ulteriori interessamenti delle autorità italiane”.

Anche oggi in aula si sono presentati regolarmente gli avvocati della difesa del cameriere di Albenga e dell’amica torinese ma il giudice ha appunto comunicato la sua esigenza di un ulteriore rinvio prima di pronunciarsi. Il 9 maggio intanto scadrà il termine per formalizzare le accuse contro i due ragazzi, dopo che gli inquirenti indiani si erano presi tre mesi di tempo per raccogliere ulteriori prove.

“I ragazzi per fortuna stanno bene. L’addetto consolare che si è recato in aula e con il quale siamo in contatto subito dopo l’udienza ha potuto parlare con loro. Tomaso ha voluto rassicurarci e ci ha ripetuto che sono trattati bene. Anche loro sono delusi per questo ulteriore rinvio” precisa Luigi Euro Bruno. Il papà di Tomaso attende ora di poter parlare con l’avvocato indiano che sta seguendo il caso per capire di più sulla strategia difensiva che verrà seguita.

Secondo le ultime notizie intanto la Procura indiana avrebbe formalmente depositato l’atto d’accusa nei confronti dei due ragazzi, che sono detenuti nel penitenziario di Varanasi. “La cosa assurda – osserva il papà del giovane albenganese – è che si sono presi tre mesi di tempo per depositare atti e testimonianze che avevano già tre giorni dopo la morte di Francesco Montis”.

Nei documenti depositati ci sarebbero infatti le testimonianze dei poliziotti che si sono occupati del caso, del manager e dei dipendenti dell’albergo, oltre che il risultato dell’esame autoptico sul corpo della vittima.