Osiglia. Tunnel in vetro sotto il pelo d’acqua e minisommergibili elettrici, da dove i visitatori possano ammirare la preziosa fauna ittica che vive nel lago di Osiglia; un “acquario al contrario” insomma, con gli animali liberi, come accade soprattutto lungo le coste dei mari tropicali, che riescono ad attirare turisti e soldi (o straordinario successo dell’Acquario di Genova, con animali purtroppo prigionieri in “gabbie dorate”, dovrebbe pur insegnare qualcosa); e in superficie attività pacifiche ed ecologiche, consone ad un sito d’importanza comunitaria: nuoto libero e snorkellig, canottaggio e kajak; percorsi attrezzati per escursionisti lungo la costa e sulle alture circostanti e poi trattorie tipiche con le buonissime (e molto spesso vegetariane) specialità gastronomiche locali. E’ questo, secondo la Protezione Animali savonese il modo migliore per gestire il lago di Osiglia (SV), valorizzandolo come zona umida ed accedendo ai contributi della Comunità Europea.
L’Enpa non è quindi d’accordo con gli enti locali sulla destinazione dell’invaso ad un triste laghetto di pesca facilitata, la cui attività aprirà tra qualche settimana, con la necessità di essere continuamente ripopolato con poveri animali d’allevamento ed il rischio di immissione di specie estranee (siluri e storioni).
La Valle si sta invece trasformando in un macello all’aria aperta, con pesche facilitate ovunque (Bormida, Roccavignale, etc.) e riserve di caccia (Piana Crixia e Mioglia) con caprioli e fagiani fucilati per divertimento; e intanto cacciatori e pescatori diventano – per fortuna – sempre di meno.
