Savona. Il giorno dopo la sentenza del Tribunale del Riesame di Genova, che ha negato la scarcerazione di don Luciano Massaferro, il parroco alassino accusato di violenza sessuale nei confronti di un’undicenne sua parrocchiana, dal fronte della Procura non trapelano nuove notizie sulle indagini.
Anzi, ciò che viene ribadito è un atteggiamento di massimo riserbo che s’intende adottare di qui in avanti, per mettere fine a quello che molti definiscono un “inutile teatrino mediatico”. Massima discrezione, dunque, motivata anche e soprattutto dalla volontà di tutelare sia la vittima sia l’imputato di questa brutta vicenda.
Tuttavia, sul fronte giudiziario, fanno ancora discutere le motivazioni contenute nelle 16 pagine con le quali il Tribunale del Riesame di Genova ha respinto la richiesta di scarcerazione presentata dai legali difensori di Don Luciano Massaferro. L’attendibilità del racconto della ragazzina, in attesa dell’incidente probatorio, oltre ad elementi accusatori come il cellulare del prete, e quindi possibili schiaccianti intercettazioni telefoniche, oltre che ambientali, e forse anche il famoso quarto computer che gli inquirenti dicono di cercare, convinti che contenga prove decisive sulla colpevolezza del prete alassino.