[thumb:12927:l]Albenga. Il presidente di Federvita Liguria e del Cav-i ingauno Eraldo Ciangherotti attacca duramente la Asl 2 Savonese per il protocollo operativo in merito alla contraccezione d’emergenza, che prevede la monosomministrazione di 1.50 mg di “Levo-Norgestrel”. Secondo Ciangherotti “l’Asl savonese continua a mentire, giocando sul rischio della salute psico-fisica delle donne. La pillola del giorno dopo, il Levonorgestrel-Contraccezione di emergenza (LVG-CE), per l’Asl non è abortiva ma è solo un farmaco anticoncezionale, pertanto deve essere prescritta obbligatoriamente da tutti i medici, senza possibilità di sollevare obiezione di coscienza, pena la responsabilità civile e penale del medico obiettore”.
Il protocollo, stilato dal Dipartimento materno-infantile dell’azienda sanitaria savonese, diretto dalla Dott.ssa Paola Pregliasco, e con la firma del dott. Renzo Contin, ginecologo consultoriale di Albenga, già famoso per aver rilasciato un certificato di aborto urgente ad una paziente che neppure era in gravidanza, e del Dott. Salvatore Garzarelli, primario di Ostetricia dell’Ospedale S.Paolo di Savona, arriverà in queste ore all’attenzione di tutti gli operatori del settore.
“Per l’Asl savonese – continua ancora Ciangherotti – non importa se nel foglietto illustrativo del farmaco Norlevo si legge che questo è un metodo di emergenza che blocca l’ovulazione o impedisce l’impianto dell’ovulo eventualmente fecondato. Non importa che la donna abbia diritto di sapere il reale funzionamento del farmaco, che potrebbe avere effetto abortivo, dopo l’ovulazione, proprio perchè impedisce l’annidamento della cellula uovo già fecondata nell’endometrio. Non si tiene conto neppure del recente intervento autorevole di Amedeo Bianchi, presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici e Odontoiatri, secondo il quale, a proposito della pillola del giorno dopo, a base di Levonorgestrel, l’obiezione di coscienza non cade, perchè è un diritto previsto dal codice deontologico dei medici. Nonostante sia evidenziato pure il rischio di gravidanze extrauterine. Infine neppure vengono citate i riferimenti bibliografici della letteratura scientifica mondiale a favore di un effetto del farmaco a fecondazione avvenuta. Per l’Asl savonese è importante soltanto obbligare i medici alla prescrizione del farmaco, anche alle minorenni, e senza che i genitori ne siano informati. Anche se i rischi di effetti collaterali potrebbero essere comunque significativi”.
“A noi pare invece doveroso che la donna abbia il diritto di essere informata, su una eventuale azione abortiva del farmaco – dice ancora Ciangherotti -. Si deve assicurare che il consenso informato sul farmaco garantisca alla donna il diritto di scelta, anche di fronte al duplice effetto di azione del Levonorgestrel, affinchè l’atto medico sia sempre legittimato e fondato. Se per l’Asl savonese, sulla somministrazione del Levonorgestrel alla paziente, basta solo un semplice colloquio “empatico”, allora Federvita Liguria e Centro Aiuto Vita ingauno attaccheranno il protocollo operativo, nelle sedi più opportune della magistratura. Federvita Liguria si farà carico di affrontare, con dovute e puntuali inchieste capillari sul territorio, la corretta e reale applicazione della legge 194/78, non solo nel diritto all’aborto, previsto per legge, ma anche sulla più spinosa e disattesa tutela sociale della maternità. Oggi – conclude Ciangherotti – l’Asl savonese, con questo protocollo operativo, tenta disperatamente di sostenere farmacologicamente il controllo delle nascite e riconosce il fallimento dei consultori pubblici nella tutela della donna, nella prevenzione dell’aborto, ma soprattutto nella promozione dell’educazione ad una sessualità responsabile”.
