[thumb:1718:l]Cairo Montenotte. La centrale a biomasse prevista nell’ambito del piano di rilancio di Ferrania continua a scaldare il dibattito politico valbormidese. Rifondazione comunista e i Comunisti italiani vanno infatti all’attacco: “Specifichiamo che non abbiamo dato alcun via libera incondizionato alla costruzione e messa in funzione di tale impianto che, è bene ricordarlo, non rientra nelle indicazioni del Piano energetico regionale, dove si prevede una potenza massima di 4 megawatt per questo tipo di installazioni”.
“Il nostro eventuale assenso – proseguono poi i vertici locali dei due partiti – verrà solamente quando saranno pienamente soddisfatte alcune richieste a tutela della salute della popolazione ed a garanzia del ruolo delle amministrazioni comunali interessate, in primo luogo quella di Cairo Montenotte”. Quattro i “paletti” fissati da Prc e Pdci: l’univocità dell’alimentazione a biomasse forestali, la creazione di una filiera corta per la produzione di questo combustibile per creare lavoro in Val Bormida, la garanzia della maggiore diffusione possibile del teleriscaldamento e la presenza di rappresentanti dei Comuni coinvolti nelle società di produzione e di trasporto del calore”.
“Aggiungiamo inoltre che la centrale non può essere certo considerata il cuore dell’intero rilancio industriale di Ferrania, in quanto comporterebbe l’impiego di solo circa 20 addetti a fronte dei 400 in cassa integrazione” prosegue la nota congiunta, che poi conclude: “Queste preoccupazioni non sono dettate da `isterie ambientaliste’ ma sorgono a tutela della salute dei cittadini e dei lavoratori. Saremo quindi contrari a qualsiasi convenzione che non tenga conto delle nostre richieste”.