
[thumb:11852:l]Regione. Polemica questa mattina in Regione per una foto d’epoca sui manifesti celebrativi ufficiali per il 25 aprile, nella quale sarebbero state cancellate le armi dei partigiani. I consiglieri regionali del Pdl Gianni Plinio e Matteo Rosso hanno presentato un ordine del giorno per chiedere le dimissioni del presidente della Regione Claudio Burlando poiché ritenuto “responsabile della diffusione del manifesto manipolato e, quindi, gravemente lesivo della verità storica e dell’immagine e della credibilità della stessa Istituzione regionale”.
A scoprire il “taroccamento” è stato il quotidiano “Il Giornale” che stamani ha dato la notizia pubblicando l’originale fotografico accanto a quello “falsificato” dei manifesti. “Burlando deve dimettersi – scrivono Plinio e Rosso -. Un presidente che consente il taroccamento di fotografie storiche danneggia l’Istituzione e perde credibilità”. “Stupisce che un noto cultore di memorie resistenziali come il presidente Ronzitti, anche il consiglio regionale patrocina il manifesto – aggiungono i consiglieri del Pdl – non si sia accorto del clamoroso falso”. “Se, comunque, Burlando vuole davvero mettere in pratica l’invito di Aldo Gastaldi riprodotto sul manifesto a dare l’esempio di un’Italia rinata e sana – concludono Plinio e Rosso – occorre mettere in condizione di non nuocere i falsificatori ed i manipolatori anche della verità storica come lui”.
“Come ogni anno la Giunta e il Consiglio della Regione Liguria ricordano la Resistenza e la data della Liberazione Nazionale con un manifesto che viene affisso in tutta la regione – è la replica di Claudio Burlando – . Abbiamo individuato il messaggio, che quest’anno ricordava il partigiano cattolico Aldo Gastaldi Bisagno, citando una sua frase: ‘…dobbiamo dare l’esempio di un’Italia rinata e sana…’. Non abbiamo, invece, scelto noi l’immagine né siamo stati informati delle successive modifiche”.
“L’intervento sulla fotografia è stata evidentemente una ingenuità – afferma il presidente dell’assemblea regionale Ronzitti – commessa sicuramente in buona fede, per non riproporre la crudezza di quel momento storico in un’Italia che vive da 64 anni in pace proprio grazie alla liberazione dal nazifascismo”