Arrivo sul binario 1 della stazione di San Giuseppe di Cairo per prendere il treno diretto a Savona come visualizzato sul display posto sopra al sottopassaggio. Il treno c’è, è fermo, ma ha le porte chiuse. Penso stia partendo, quindi credo pure di averlo perso. Ma non parte. Allora mi accingo ad aprire le porte, ma manca la maniglia. Guardo sul treno e vedo gente seduta. Controllore o capotreno che sia neanche l’ombra. Mi accingo ad andare in testa al treno verso il locomotore. Non urlo per non sembrare un pazzo o uno squilibrato. A questo punto il treno lentamente, ma inesorabilmente parte. Busso ai vetri della direzione movimento, mentre il treno è ancora in movimento sul binario. La signora mi apre e le chiedo come mai il treno che scorre alle mie spalle non aveva le porte aperte per salire. La signora pur essendo dispiaciuta mi dice di non poter fare nulla.
Io ribatto di essere vittima inerme di una situazione paradossale. Nel frattempo dopo aver attraversato sui binari, due persone in divisa ferroviaria mi accusano di essere arrivato in ritardo. Rispondo di essere arrivato in tempo, ma essi che avevano fra me e loro un treno, come han fatto a vedermi? Come hanno potuto notare che io ero in ritardo rispetto all’orario di partenza? A costoro, in particolare alla donna, ho pure fatto presente come sia stato per 2 minuti davanti al treno impossibilitato ad aprire le porte o a mettermi in contatto con un operatore (controllore, capotreno) data la sua mancanza sul binario.
Mi è stato risposto che allora, evidentemente, il treno era già “tecnicamente” partito, e si è inserito un blocco elettrico, che ha obbligato il macchinista a riattivare le procedure di marcia (erano anch’essi sul locomotore? Come facevano a sapere tutto quello che era successo?). Come a dire che il treno c’era, ma non doveva esserci, le ferrovie hanno sempre ragione, il cliente ridotto ad utente è sempre in ritardo.
E arrivare tardi al lavoro è una colpa mia… e l’errore del macchinista è ininfluente, perché il treno era come se fosse partito e io ero in ritardo e la professionalità del macchinista non si discute (come rispostomi dal collega uomo, che ha attraversato i binari assieme alla donna in divisa).
Tutto questo è avvenuto in presenza della mia fidanzata testimone e vittima anche lei. Non è una novità che mi succeda di notare strani orari di partenza “anticipata”, come anche già segnalato con mio personale reclamo a Trenitalia in data 11/03/2009 (per il quale attendo ancora risposta). I treni possono partire in ritardo, ma non devono partire in anticipo.
Tutte le volte che qualcosa da parte dell’utenza non è conforme alle regole Trenitalia, è assicurata la sanzione amministrativa. Ma tutte le volte che il treno è soppresso, manca inchiostro nelle obliteratrici, manca lo spazio fisico per stare nei vagoni (sovraffollamento soprattutto zona Genova, ma d’estate nei weekend su tutti i principali treni nelle ore critiche), si arriva in ritardo, manca l’illuminazione o il riscaldamento nei vagoni, le coincidenze non vengono rispettate, vengono segnalati treni su un binario, poi il treno non è quello segnalato, ti siedi sul treno segnalato, ma il tuo, altrove, parte, tutte queste volte, la colpa è assegnabile ad entità astratte, a personaggi fittizi, a calamità naturali e a volte pure innaturali o miracolose.
E per tutta risposta in stazione a Varazze hanno tagliato il personale, altrove non so, ma ho il sentore che sia condizione generalizzata. Come me, molti altri pendolari o semplici utenti, masticano nervoso tutti i giorni, pensando in ogni caso di contribuire ad un trasporto più pulito rispetto alla macchina, rinunciando magari a velocità negli spostamenti (Savona – Genova Brignole 45 – 50 Km tempo percorrenza medio di un regionale 1 h e 8 min… velocità media 42 Km / h). Ritengo oramai sia il momento di attribuire responsabilità anche per chi fornisce un servizio, perché è innegabile che il servizio è scadente, e soprattutto ritengo necessario che noi utenti venissimo trattati col rispetto che meritiamo e la considerazione necessaria e basilare per la quale i treni viaggiano perché l’utente c’è, paga ed è soddisfatto.
Se i dipendenti delle ferrovie non si rimboccano le maniche e migliorano il servizio finiscono per perdere la clientela e, alla lunga, anche il lavoro.
Andrea Gentili