[thumb:2721:l]Regione. Una regione caratterizzata da una popolazione anziana, ma in buona salute con una percentuale di ultra 65enni affetti da malattie croniche pari al 39,1%, inferiore alla percentuale italiana che si attesta al 41%, anche se a livello generale il 14,9% dei liguri rispetto al 13% a livello nazionale è affetto da una patologia cronica. A cui si aggiunge un giudizio complessivamente positivo sulla percezione delle proprie condizioni di salute, il 58,4% afferma di sentirsi bene o molto bene a fronte di una quota del 7,8% che dichiara negativo o molto negativo il proprio stato di salute.
E’ una fotografia variegata quella che consegna il primo rapporto sullo stato di salute della popolazione ligure, curato dal settore epidemiologia e prevenzione dell’agenzia regionale sanitaria della Liguria e dal dipartimento salute e servizi sociali della Regione Liguria e presentato oggi a Palazzo Ducale a Genova alla presenza tra gli altri dell’assessore regionale alla Salute, Claudio Montaldo, del direttore generale dell’agenzia sanitaria regionale, Franco Bonanni (nella foto), di Roberto Carloni, responsabile del settore epidemiologia dell’agenzia sanitaria, Camilla Sticchi, dell’area epidemiologia e prevenzione dell’Ars ligure, di Fulvio Mirano, dell’agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, Sabina Nuti, direttore del laboratorio mangement e sanità della scuola superiore Sant’Anna di Pisa e del rettore dell’Università di Genova, Giacomo De Ferrari.
L’incidenza di nuovi tumori in Liguria risulta più bassa rispetto alla media nazionale, la regione si colloca al 10° posto fra quelle italiane, con il tumore alla prostata come patologia che ha il maggior numero di casi prevalenti negli uomini (7.260 casi il 25%) e il tumore al seno nelle donne (15.980 casi il 45%), mentre la mortalità per alcuni tumori (colon retto per uomini e donne e polmoni e mammella per donne) risulta più alta rispetto alla media nazionale.
I morti per tumore rappresentano in Liguria circa il 53% dei nuovi casi nei maschi e il 42% nelle donne. Il tumore al polmone è la più importante causa di morte nei maschi e quello alla mammella per le donne. Nella classifica nazionale la Liguria si colloca al 3° posto per mortalità evitabile per cause svariate nel genere maschile, per il genere femminile scende invece alla 13° posizione, nonostante le donne nella regione risultino molto più longeve degli uomini. Per questo, per quanto riguarda le donne, vanno potenziate le procedure di screening effettuate dal servizio sanitario nazionale. Sono infatti numerose le donne che fanno Pap test e mammografia privatamente non aderendo alle offerte del servizio sanitario nazionale. Il 76% delle donne ha eseguito un Pap test al collo dell’utero negli ultimi tre anni come raccomandato e l’81% ha eseguito una mammografia negli ultimi due anni, un valore più alto rispetto alla media nazionale del 67,6%. Il 49% ha effettuato una mammografia attraverso il servizio sanitario nazionale, il 33% ha pagato il ticket e il 18% ha effettuato la mammografia privatamente. Sono soprattutto le ASL centro orientali (ASL 4 Chiavarese e ASL 5 Spezzina) quelle caratterizzate da una minore mortalità evitabile, al contrario la ASL Savonese e Imperiese mostrano una più alta mortalità evitabile.
Per quanto riguarda la disabilità il 5,7% della popolazione ligure risulta disabile, con problemi di tipo motorio e comunicativo, rispetto al 4,8% della media nazionale. Un dato a cui fa da contrappunto la percentuale di liguri ultra 65enni affetti da malattie croniche inferiore alla media nazionale.
Diminuisce in Liguria l’incidenza di nuove diagnosi di HIV, dopo il picco che si era riscontrato nel 1995, con 7,6 nuovi casi per 100.000 abitanti nel 2006 a fronte di una media nazionale pari a 8,1 per 100.000 abitanti. Grazie anche all’allestimento di un buon sistema di sorveglianza da infezione da HIV. Per quanto concerne la modalità di acquisizione dell’infezione la trasmissione sessuale è ormai la causa principale, anche e soprattutto nei soggetti eterosessuali (8.6% nelle donne e 77% negli uomini); l’iniezione di droghe quale momento di contagio è invece in netto calo rispetto al passato (79.5% nelle donne e 17% negli uomini).
In generale il tasso di ospedalizzazione ha raggiunto il valore di 206,1 per 1.000 abitanti riducendosi di 2 punti percentuali rispetto al 2006, ma mantenendosi ancora al di sopra dell’obiettivo regionale. In particolare risulta alto per malattie croniche come lo scompenso cardiaco, il diabete e per bronchiti croniche, enfisema o asma che, in presenza di non complicanze, dovrebbero essere gestite in ambito ambulatoriale o domiciliare.
Più alta la spesa sanitaria per l’acquisto di anti-depressivi nelle zone dell’entroterra rispetto a quelle sulla costa. In Liguria il 9% delle persone intervistate riferisce di aver avuto sintomi di depressione nelle ultime due settimane precedenti l’intervista, maggiormente colpite le donne (tre volte più degli uomini) e le persone con basso livello di istruzione, difficoltà economiche, senza lavoro o affette da una patologia cronica. La metà di queste persone non si rivolge a nessuno e solo il 36% chiede aiuto a medici o ad operatori sanitari.
Questo primo rapporto sullo stato di salute descrive le condizioni di salute della popolazione ligure attraverso l’analisi della demografia, degli stili di vita, della domanda e dell’offerta dei servizi sanitari della regione, utilizzando i dati ISTAT, il sistema di sorveglianza Passi (2007), il registro di mortalità e tumori e i dati delle dimissioni ospedaliere (SDO). “Si tratta di un documento fondamentale – spiega l’assessore regionale alla Salute, Claudio Montaldo – mai elaborato prima dalla nostra regione, che vuole costituire la base per tutti gli operatori per migliorare la situazione nel proprio settore di competenza”.
“Da questo primo rapporto – continua Franco Bonanni, direttore dell’agenzia sanitaria regionale – si evidenzia come lo stato di salute non dipenda esclusivamente dalla disponibilità dei servizi sanitari, ma anche dall’ambiente, dalle condizioni economiche e culturali. Ad esempio l’anziano che vive nell’entroterra non ha lo stesso accesso ai servizi di chi vive sulla costa e di ciò si deve tenere conto nel rafforzamento dei servizi territoriali. E per quanto riguarda la mortalità evitabile che risulta molto più alta nelle donne, rispetto agli uomini serve rafforzare le diagnosi precoci e fare in modo che le aziende contattino le pazienti. Promuovere dunque misure di prevenzione e abitudini di vita adeguate significa favorire lo stato di salute garantendo l’equilibrio dei sistemi sanitari e un buon sistema di sorveglianza riduce il rischio di decisioni errate e rappresenta un valido supporto alle scelte da compiere”.
