[thumb:11182:l]Savona. Si è conclusa con cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere l’operazione dei carabinieri ribattezzata “Broker”: in manette sono finite cinque persone accusate di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, alla falsificazione di firme e timbri. L’indagine, iniziata nell’estate scorsa e coordinata dal pm Giovanni Battista Ferro, ha riguardato una serie di raggiri finanziari ai danni delle società Citifin e Findomestic.
Il capo era un mediatore regolare che lavorava per queste società a Savona, Angelo Lupi, 41anni incensurato, il quale con l’ausilio di altre quattro persone, Alberto Rossi, 41 anni incensurato, Lillo Manarà, 54 anni pregiudicato, Fabio Interrante 35 anni, con precedenti per droga, e Alberto Rogano, 37 anni con precedenti, aveva messo in piedi una organizzazione dedita all’erogazione di prestiti falsificando sistematicamente la documentazione trasmessa alle società finanziarie. Sono state prodotte false dichiarazioni di assunzione e false buste paga per conto di diversi clienti, tra i quali la Polimeri sud srl di Taranto, il ristorante Cue del Beu di Savona, l’hotel Marina di Celle Ligure, la Edilplast di Millesimo, il ristorante Da Gianni di Varazze, il Portichetto di Albisola e Savona caffè, risultati tutti ignari rispetto alla falsa documentazione prodotta. Unica azienda consapevole della truffa, la Red Vapor, intestata proprio ad Alberto Rossi, che risultava con un maggior numero di dipendenti.[image:11180:r]
Una ventina fino ad ora gli episodi accertati dai carabinieri: coloro che hanno ricevuto il prestito sono al momento indagati per truffa. L’operazione è stata molto complessa, con il pedinamento di molte persone e un lungo monitoraggio tecnico per individuare i rapporti e gli accordi tra le varie persone indagate, senza contare la mole di documetazione finita sotto la lente di ingrandimento degli uomini dell’Arma. Secondo quanto accertato l’assocciazione a delinquere guadagnava per la compilazione dei documenti falsi tra i 300 e i 500 euro a pratica.
Sono in corso ulteriori perquisizioni finalizzate a definire il quadro dell’associazione, così come il giro d’affari complessivo messo in piedi. I prestiti erogati variavano tra i 2.000 e i 15.ooo mila euro, con un 30-50% che veviva trattenuto direttamente dai cinque arrestati. Dall’indagine è emerso che la società Citifin si era asccorta che qualcosa nel lavoro di Lupi non andava, così gli aveva tolto il mandato di mediatore creditizio: il capo-banda si era così messo a lavorare per la Findomestic, proseguendo la sua attività illecita.
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