“Mi è venuta in mente una parola di Sant’Agostino che dice: “cantare amantis est”. Fonte del canto è l’amore. L’educazione al canto, a cantare in coro, non è solo un esercizio dell’udito esteriore e della voce; è anche un’educazione dell’udito interiore, l’udito del cuore, un esercizio e un’educazione alla vita e alla pace. Cantare insieme, in coro, e tutti i cori insieme, esige attenzione all’altro, attenzione al compositore, attenzione al maestro, attenzione a questa totalità che chiamiamo musica e cultura, e, in tal modo, cantare in coro è un’educazione alla vita, un’educazione alla pace, un camminare insieme”. Queste le parole di Papa Benedetto XVI al termine di un concerto corale (in particolare si trovava a Cadore, nell’estate 2007).
Ho partecipato, insieme a tantissimi altri, alla Messa di Natale, a mezzanotte. Un momento di comunione importantissimo per i savonesi, forse anche per chi credente o assiduo praticante non è. Un momento ricco di significati per tutti, come ha ben sottolineato il nostro Vescovo, Monsignor Vittorio Lupi, in un suo discorso molto toccante e assolutamente ricco di temi d’attualità. In una notte in cui neanche la persona più cinica o provata dalle esperienze riesce, in fondo in fondo, a non sentire qualche suggestione, è mancata però la musica, e di questo non pochi partecipanti alla Messa si sono accorti. In un giorno che per i fedeli è fondante, quello della natività, la musica ha sempre rivestito un’importanza basilare. Se non si ha dimestichezza con la storia della musica, basti per un attimo pensare alle raffigurazioni della natività di ogni tempo, anzi soprattutto alle più antiche, dove il coro angelico, dotato anche degli strumenti coevi alla realizzazione dell’opera, non mancavano mai. Gli artisti che hanno dipinto, scolpito, inciso le natività hanno sempre raffigurato, con consapevole falso storico, gli strumenti che vedevano con i loro occhi. Questo perché la nascita di un bambino ebreo, Yoshua ben Yossef che divenne il Cristo, era, è, la rinnovazione del mondo, la gioia, e tutto si ripeteva e si ripete nel momento presente, trovava e trova degno sostegno e propagazione contagiosa nella musica, nel “canticum novum”.
La musica ha un forte significato anche sociale in questo evento, e forse per la Messa di Natale si è pensato a proporre musiche “facili”, “moderne” ecc.. pensando forse che l’assemblea avesse più facilità di partecipazione. Così non è stato. Si sono dimenticate cose fondamentali per la comunità savonese. Per chi, come il sottoscritto, lontano da Savona ha studiato che la nostra provincia si distingue in Italia per i cori, è stata una sorpresa, intanto, non trovare il Coro alla Messa di Natale. Chi non lo sa dovrebbe essere conscio che negli studi musicali seri, universitari, il territorio savonese è ricordato (Chiabrera a parte) perché ha prodotto cori polifonici, più o meno professionali, in gran quantità e tali da connaturare la nostra provincia rispetto a tutte le altre. Continuo a considerare un concerto di ormai tanti anni fa al Musikverein (da dove fra pochi giorni tutto il mondo ascolterà il tradizionale concerto di capodanno) di Vienna, ma non pochi fra coloro che leggono si ricorderanno, come la massima espressione e il momento più alto e di maggiore visibilità della musica “made in Savona”. La corale era la “Bartolomeo della Rovere”, uno dei cori più antichi al mondo con i suoi quasi 500 anni e, guarda caso, anche il coro della nostra Cattedrale. Al posto del “nostro” coro, alcune chitarre e il bell’organo Mascioni, restaurato e in grado di emettere musiche e sonorità stupende, relegato ad improbabile e dimesso accompagnamento di alcuni …sconcertanti canti. Durante la liturgia del Natale, e solo per questa occasione, si ha l’opportunità di ascoltare il “Puer natus est nobis”, l’introito per eccellenza, usato da secoli. Confesso che sarebbe bello, ma qui si aprirebbero altre discussioni sull’uso del latino in chiesa ecc., ascoltarlo nello stupendo gregoriano originale. Certo però non come si è ascoltato la notte di Natale: un accrocchio messo insieme da, non so chi, ma da qualcuno che nessuno che non sia sordo definirebbe “compositore”.
Questo ad altri inascoltabili brani sono stati “diretti” da un signore che si sbracciava e credeva di dirigere l’assemblea mentre era il primo ad essere fuori tempo di parecchi quarti. Il tutto su strofe dalla “metrica” ridicola: sembrava di sentire Elio e le storie tese (ma mi perdonino!) quando prendono in giro i cantantucoli italiani e le loro improbabili canzoni. La mancanza del coro, del repertorio e della direzione musicale è stata una grossa pecca e un errore sotto ogni punto di vista. L’assemblea avrebbe sicuramente gradito e sarebbe servito alla Messa, ma non faccio che pochissimi esempi, un “Cantate Domino” in una qualsiasi delle tante versioni composte da grandi musicisti del passato, oppure, per farla intonare a tutti, nella più recente e conosciuta versione “facilitata”, ad una voce, da Attilio Acquarone; perché non fare, attualizzando ma con qualità, il “Oggi è nato un bambino” di Paolo Venturino, attuale bravo direttore del coro “Della Rovere”? Ci sono poi altri, conosciuti da tutti, come l’ “Adeste fideles”, il “Verbum Caro” ecc. ecc.. Questo per rimanere alla liturgia “canonica” del Natale, ma tra i grandissimi compositori del passato si può trovare veramente di tutto che vada bene per l’occasione.
Insomma, se chi di dovere ha pensato di avvicinare l’assemblea, così facendo ha ottenuto, a mio parere, l’effetto contrario. Senza commenti e brevemente lascio l’ultima parola a Monsignor Marco Frisina, dell’Ufficio liturgico del vicariato di Roma: “Nell’ambito rituale certamente il canto corale occupa un posto particolare, l’unione delle voci diverse ma fuse in un unico evento musicale sono un simbolo chiaro dell’unione del gruppo e del popolo davanti all’evento celebrato. La musica deve sempre rispondere al criterio della qualità: la musica per la liturgia non può separarsi dal contesto più ampio della musica pura, deve essere sempre di qualità alta proprio per il suo uso: nella lode a Dio si dà il meglio.”
Alessandro Acquarone