Nella querelle sull’asilo di Albenga interviene anche Graziella Siccardi, direttrice della struttura, che risponde alle accuse mosse da Eraldo Ciangherotti.
“E’ assurdo che qualcuno parli dell’asilo senza averlo prima visitato personalmente e senza aver ricevuto direttamente da me delucidazioni sulla gestione e sulla disponibilità della struttura – tuona Graziella Siccardi -. Innanzitutto dico a Ciangherotti che l’asilo comunale non è soltanto decoroso ma che è una struttura tra le più virtuose sotto il profilo sia del rispetto degli standard strutturali che dell’attenzione riservata ai bambini”.
“Il Comune ha impegnato ingenti risorse per mettere tutto a norma e in sicurezza. Il servizio offerto è valido, efficiente e, grazie alla disponibilità delle educatrici, funzionante dalla seconda settimana di settembre fino alla fine di luglio – continua la direttrice dell’asilo -. Il nido è aperto per 8 ore e 15 minuti al giorno, e al contempo la performance offerta è buona sotto il profilo della durata del periodo di apertura, in quanto nel corso dell’anno fornisce il servizio per ben 220 giorni, 14 in più rispetto alla media, pari a 206 giornate”.
“Comparare il nostro asilo con quello interaziendale del Santa Corona è assurdo, in quanto quest’ultimo è strutturato in modo tale da coprire la turnazione del personale ospedaliero – prosegue l’affondo Graziella Siccardi -. L’asilo albenganese è una struttura di qualità che non difetta in quantità: i posti disponibili sono 60 di cui cinque per lattanti, sezione per la quale le richieste sono minime dato che la maggior parte delle famiglie preferisce tenere a casa i bambini così piccoli”
“Inoltre, secondo il criterio dell’offerta rispetto alle domande effettivamente pervenute, la percentuale dell’asilo comunale è del 57,8%, in linea con i valori medi della regione – conclude la responsabile dell’asilo -. Tengo poi a precisare che un asilo nido va considerato come una comunità educante e non come un parcheggio, visti gli orari di apertura proposti, al fine di permettere ai genitori di conciliare i tempi di lavoro con quelli di cura della famiglia”.