Regione. Con un’interrogazione Giacomo Conti (Rifondazione Comunista) ha chiesto all’assessore alla Sanità quali azioni s’intendano intraprendere per limitare il ricorso al cesareo solo ai casi di effettiva esigenza, e quindi invertire la tendenza in atto nella Asl 4 Chiavarese e complessivamente in Liguria. Inoltre ha domandato alla Giunta se non ritiene opportuno porre dei correttivi disincentivanti, anche attraverso una ridefinizione delle quote dei Drg.
Secondo Conti, dall’analisi dei dati sui Drg dell’attività ospedaliera della Liguria relativa ai parti dell’anno 2006, nell’Asl 4 risulta un numero complessivo di 821 parti, così suddiviso: 21 casi di parto cesareo con complicanze, 260 casi di parto cesareo senza complicanze, 536 casi di parto vaginale senza diagnosi complicative. I parti cesarei (con e senza complicanze) nell’Asl 4 rappresentano il 34,2% dei parti complessivi; mentre i parti cesarei senza complicanze, se rapportato ai parti naturali, rappresentano il 48,5% dei parti vaginali senza diagnosi complicative.
Dai dati del 2006, rispetto alle cinque Asl liguri, l’Asl 4 è quella che percentualmente ha praticato più cesarei. La tendenza degli ultimi anni è stata quella di un progressivo aumento del ricorso al cesareo. Dai dati del 2006 emerge, inoltre, che tra le aziende ospedaliere e gli istituti di ricerca scientifica della Liguria, l’Istituto Gaslini, il Santa Corona e il San Martino sono ricorsi al cesareo con percentuali maggiori dell’Asl 4. I parti cesarei (con e senza complicanze) in Liguria rappresentano il 35,6% dei parti complessivi; mentre i parti cesarei senza complicanze, se rapportato ai parti naturali, rappresentano il 49,8% dei parti vaginali senza diagnosi complicative.
“Esiste la necessità urgente” ha detto Conti, “di limitare il ricorso al cesareo solo ai casi di effettiva esigenza, così come più volte indicato anche dagli istituti internazionali e nazionale della sanità, nel limite del 15-20% del numero dei parti complessivi siamo al 37 per cento la regione più alta di tutto il Nord Italia. All’interno di questa situazione la più anomale di tutte è la Asl 4 dove assistiamo ad un trend in crescita da 7 anni. Credo che la causa sia da ricercare nell’incentivo offerto dai drg.”
L’assessore alla salute Claudio Montaldo ha risposto che il tema è da tempo all’attenzione della Regione ed è stato al centro dell’azione dell’ex ministro Livia Turco. Oggi però nel nostro paese, le ragioni economiche pesano meno, perché è stato modificato il sistema di finanziamento. Resistono però spinte da parte delle stesse pazienti verso il cesareo, attitudini dei medici e meccanismi difensivi messi in atto da questi ultimi in situazioni border line. In ogni caso il tema va affrontato. Nel piano sanitario è previsto che si vada verso una netta riduzione facendone un obiettivo di qualità del nostro sistema.
Conti ha replicato: “Sono soddisfatto per i buoni propositi futuri ma insoddisfatto per quello che è stato fatto finora: le tabelle drg vanno riviste un parto naturale viene pagato 1500 euro, se si fa con cesareo se ne aggiungono 900 e altre 1750 euro se ci sono complicanze. Questo spiega tutto.”