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Economia

Primo Maggio ad Albenga, Migliorini (Cisl): “Ritornare alla cultura del lavoro”

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Primo Maggio ad Albenga, Migliorini (Cisl): “Ritornare alla cultura del lavoro”
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[thumb:6993:l]Albenga. L’indifferibile problema della sicurezza segnato dal persistente lutto per “le tragiche e mai punite morti che chiamano ‘bianche’ ma sono sporche di sangue, rosse, uguali alle altre”: anche ad Albenga, come nelle piazze di tutta Italia e nelle parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, questo è stato il filo conduttore dell’orazione tenuta ieri mattina in piazza del Popolo dal segretario generale Cisl Liguria Sergio Migliorini, affiancato dai delegati di Cgil e Uil, alla presenza delle autorità comunali, dei rappresentanti dei partiti e dei cittadini intervenuti in occasione della celebrazione del Primo Maggio.
Nella seconda città della provincia di Savona e in un comprensorio nel quale nonostante i dati non indichino un trend generale particolarmente negativo per quanto riguarda l’economia e l’occupazione ma in cui certo non mancano né gli incidenti sul lavoro, in particolare nell’edilizia, né i problemi stringenti (il caso della farmaceutica Testa, l’opaca realtà bracciantile del settore agricolo, la stagionalità del terziario, le nuove occupazioni dequalificate, i delicati settori della sanità, dei trasporti e della scuola sono solo alcuni facili esempi), nel discorso del sindacalista si sono via via affacciati molti dei problemi più urgenti che in questo difficile momento storico vive il mondo lavorativo, a partire dal precariato e dall’inserimento “corretto sul posto di lavoro” anche degli immigrati “che vengono per lavorare perché hanno necessità di togliersi dalla miseria”, combattendo dunque pericolose criminalizzazioni generalizzate che creano intolleranza “e non aiutano né noi né le persone che presso di noi, presso le nostre città vengono per lavorare” ma anche senza sconti a chi delinque (“non abbiamo bisogno però di criminali, ne abbiamo già abbastanza dei nostri”, ha precisato Migliorini).
E poi la necessità di “una grande battaglia contro il lavoro sommerso e il lavoro nero, un’altra delle cause per cui si muore sul lavoro e per cui molte volte chi muore sul lavoro facendo lavoro nero non viene registrato, non fa notizia e non si sa neanche che è morto perché così almeno scompaiono le tracce”; “un impegno che dobbiamo assumerci come sindacato e istituzioni ancora di più se vogliamo far sì che le prossime generazioni non paghino anche in termini di aspettative di vita, di pensioni”: “Noi – ha aggiunto Migliorini – abbiamo fatto tante discussioni tra di noi, con i governi con cui ci siamo confrontati anche riguardo la tenuta del sistema pensionistico ma dobbiamo partire dal combattere l’evasione perché questo produrrebbe ricchezza per gli istituti previdenziali e produrrebbe ricchezza per il paese e per gli enti locali”.
Infine, l’esigenza forte di riaffermare nella cultura, per tutti, la dignità e il valore del lavoro che “in quanto tale sta perdendo la sua dimensione centrale come motore della società”, “diventando nella cultura del pensiero unico imperante sempre meno un valore”. “E questa è una battaglia che il sindacato deve fare assolutamente insieme alle istituzioni, alle forze politiche; io – ha ricordato il sindacalista Cisl – sono stato abituato, quando sono entrato a lavorare, che avere un posto di lavoro voleva dire diventare cittadini a tutti gli effetti, voleva dire avere una seconda carta di identità che metteva gli individui nella condizione di partecipare alla costituzione di un bene comune attraverso il quale si produce ricchezza e attraverso la ricchezza prodotta si può ridistribuire a chi è più debole e si può anche ridistribuire perché si attivano servizi sociali adeguati a un paese che sia considerato civile”. “Oggi – ha proseguito con durezza Migliorini – il lavoro è diventato uno strumento di scambio di merce fra chi prende lo stipendio a fine mese e le aziende che lo vedono sempre più come un costo da abbattere a partire dai costi della sicurezza; allora il mettere al centro in questo Primo Maggio questo valore vuol dire fare la prima opera di trasformazione culturale di una società che sta sempre più avvitandosi verso le soap opera, le telenovelas e il grande fratello e chi lavora può andare anche fuori dalla porta perché intanto nei grandi salotti della politica e della televisione è sempre meno considerato”.
In un Paese che “ormai si sta polarizzando, dove chi guadagna tanto guadagna sempre di più e chi guadagna poco guadagna sempre di meno, noi – ha ribadito in conclusione del suo discorso il segretario generale della Cisl Liguria – dobbiamo fare un riequilibrio sociale molto forte e vedrete che se noi ridiamo il valore centrale al lavoro, se noi ridiamo il valore centrale a questa nostra grande bandiera che va festeggiata tutti i giorni e non solo il Primo Maggio, vedrete che queste cose, come i nostri padri hanno fatto negli anni Cinquanta, Sessanta, Settanta torneranno alla normalità; allora – ha concluso Migliorini – potremo dire di essere tornati alla normalità, di essere ritornati un Paese civile e io ringrazio le istituzioni che si mettono oggi al fianco del sindacato per chiedere questo”.
Al termine del comizio, dopo la deposizione dei fiori presso il monumento di piazza del Popolo al suono delle note del ‘Silenzio’, accompagnato dal gonfalone della città ingauna il corteo dei manifestanti ha quindi percorso viale Martiri della Libertà, piazza Matteotti e via dei Mille per poi dirigersi al monumento ai caduti in piazza IV Novembre nel centro storico per l’ultimo simbolico minuto di raccoglimento, omaggio alla memoria che ha, com’è tradizione, concluso la manifestazione. Nel pomeriggio la Festa del Lavoro si è spostata sul Lungomare Cristoforo Colombo per proseguire fino a sera con la terza edizione della Festa della Musica, la rassegna di gruppi musicali del ponente ligure anche quest’anno organizzata da Cgil, Cisl e Uil con il patrocinio del Comune di Albenga a coronamento della festa del Primo Maggio.

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Redazione
2 Maggio 2008 alle 10:31
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