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Espansione umana sulla Terra: il panorama mondiale sta cambiando

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Espansione umana sulla Terra: il panorama mondiale sta cambiando
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Quello che in realtà si pensa, è che l’immaginazione dell’uomo vada molto più in là delle sue reali capacità. Ebbene, ultimi dati lo smentiscono.
In questi anni il panorama mondiale è radicalmente cambiato. Tutti, anche un abitante di remote provincie, pur rifiutandolo, possono rendersene conto. Certi interrogativi suonano freddi: provocano sensazioni più grandi di noi. Come sarà il mondo tra 50 anni? Finiremo di torturare l’ambiente, oppure avremo trovato una soluzione per la sua salvaguardia? Dove vivremo? Come muteranno le città? Esisteranno ancora le province? I paesi? Saremo liberi di mantenere lo stile di vita meglio consono a noi? E’ intrigante.
Negli anni ’70 il 25% della popolazione abitava le città; attualmente la soglia si è spostata prepotentemente verso il 50%. Si prevede che intorno al 2050 si arriverà al 75%, ovvero i 3/4 delle genti che vivono il Globo.
Stiamo assistendo ad un fenomeno sempre più rimarcato di ampliamento delle periferie. Infatti, la dinamica è di espandere le città ortogonalmente al piano, inglobando il più possibile i comuni limitrofi sino ad arrivare alla saturazione. Il passo successivo è crescere in altezza, così aumentando la densità della, ormai, metropoli (o megalopoli che siano).
In maniera evidente è successo così a Istanbul, che ha subito il 900% di crescita di popolazione negli ultimi 50 anni; ad El Cairo, il quale ha una densità di 1 persona per mq; a Città del Messico, che è diventato il secondo centro urbano più grande del mondo (costituito dal 60% da abusi edilizi). Londra attende per il 2015 l’arrivo di 900.000 abitanti e, con l’occasione delle prossime olimpiadi, crescerà in altezza, quindi avrà uno degli sky-line più alti del mondo.
In Italia, avranno lo stesso destino le due città di punta, ovvero Milano e Torino, che stanno attuando lo stesso tipo di politica di ampliamento. Di particolare interesse è il progetto per la costruzione del nuovo quartiere Fiera di Milano, che prevede una vasta riqualificazione urbanistica divisa in due poli e, in uno di essi, la realizzazione di tre grattacieli fatti da architetti di fama mondiale come Daniel Libeskind, Arata Isozaki e Zaha Hadid. Questa tendenza di crescita e ampliamento, riguarda da vicino anche noi.
Il capoluogo ligure (considerata una metropoli di I livello), nel 1926, con il progetto di “Città industriale” di Carlo Canepa, ha subito l’accorpamento delle città limitrofe, contando 39 comuni, quali Voltri, Pegli, Sampierdarena, Nervi, eccetera. Addirittura, questo progetto comprendeva al suo interno le città delle valli a ridosso di Genova come punti di mediazione tra Liguria, Piemonte e Lombardia, per le rotte commerciali.
Ovviamente, la tendenza è quella di espandersi ulteriormente verso la periferia; lo dimostra il fatto che c’è un aumento della popolazione nell’entroterra e una diminuzione nel centro.
Savona, che sta già raggiungendo grandi dimensioni, un paio di decenni fa aveva tentato di crescere accorpando a sé i comuni limitrofi. Il suo piano regolatore è molto confuso: ha avuto un ammassamento tale da rendere illeggibile il tessuto storico, concentrandosi nel centro e, una volta raggiunta la presunta saturazione, allargandosi prepotentemente verso la periferia.
Albenga, considerata tra le più ricche della Liguria, tra nascite e immigrazioni, ha raggiunto un numero elevato di abitanti ed è in continua crescita. Lo dimostra l’enorme quantità di palazzi costruiti solo ultimamente. E così via per tutte le altre città del Ponente.
Queste sono affermazioni, sostenute da dati certi, sulle quali non si può rimanere indifferenti. Le domande che ci siamo posti all’inizio, sono materia di discussione e di analisi delle università di tutto il mondo, perché riguardano il destino della popolazione. E’ difficile dire se tutto questo sia giusto o no, ma si può dire solo che è probabile. Come detto in precedenza, l’importante è tenere sotto controllo, pur accettandolo, il progresso, in modo da non fare scelte sbagliate che si ripercuoteranno sulle generazioni a venire.
Concludo in maniera quasi ironica, mostrandovi una pianta, risalente al XVII secolo, fatta dal Vinzoni che raffigura Albenga come era una volta e spero che voi, come me, vi soffermiate a ragionare…

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Marco Bersano

Red.
7 Maggio 2008 alle 13:48
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