Liguria. La Liguria può vantare un ‘tesoretto’ di vitigni autoctoni, varietà altrimenti destinate alla scomparsa, che rappresenta un grande potenziale per le future produzioni liguri. E’ quanto ha annunciato oggi al Vinitaly di Verona, Alberto Tognoni, presidente dell’Enoteca regionale di Castelnuovo Magra. Dal 2003 ad oggi l’assessorato regionale all’agricoltura ne ha recensito una sessantina, tutte messe a dimora in un vigneto di conservazione ad Albenga. Tre di queste sono in procinto di essere iscritte al Registro Nazionale delle Varietà, un passaggio obbligato per poter essere coltivate. Sono il Razzese, un rossese bianco di Arcola, nello Spezzino, il Barbarossa di Finale Ligure e il Rossese di Campochiesa, nella zona di Albenga. E una novità: l’applicazione di un nuovo protocollo per la vinificazione del Moscatello di Taggia, nell’Imperiese. Presente anche il Granaccia di Quiliano prodotto dall’azienda agricola di Innocenzo Turco, presente nello spazio della Regione Liguria allestito in collaborazione con Unioncamere.
Alla manifestazione di Verona i vini e l’ olio extravergine di oliva liguri, importanti e di qualità, anche quest’anno sono stati promossi a pieni voti. Anche se in un’indagine di IRI Infoscan sulle bottiglie a denominazione di origine vendute dalla grande distribuzione organizzata, la Liguria è la sola regione (insieme con il Lazio) dove la tendenza nei consumi vede primeggiare il Chianti toscano e non il Rossese, il Pigato o il Vermentino ‘nostrani’. Nelle altre regioni i vini in crescita sono invece quelli locali. Alberto Tognoni la spiega così: “E’ chiaro che un’azienda che produce, ad esempio Rossese in un numero relativamente modesto di bottiglie, 30-40mila, e le cantine liguri con questa produzione sono molte, non sarà mai in grado di competere sul mercato con grandi industrie che possono, per particolari accordi con la grande distribuzione, vendere grandi quantitativi di etichette certificate a prezzi relativamente sottocosto. Tuttavia, questo non è un aspetto negativo, in quanto i nostri vini hanno una qualità decisamente superiore, con alti costi di produzione e di conseguenza anche un prezzo più alto”.