
[thumb:4387:l]Pietra Ligure. Giovedì 24 aprile, a Pietra Ligure, si chiuderà la stagione teatrale promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Pietra Ligure, nell’ambito del circuito La Riviera dei Teatri – Provincia di Savona.
Alle ore 21.00, il sipario si alzerà sullo spettacolo “L’ultima radio” di Sabina Negri, monologo brillante in cui Tullio Solenghi, che insieme a Marcello Cotugno ha curato l’elaborazione drammaturgica dello spettacolo, racconterà della radio, straordinario mezzo espressi. “La parola radio per quelli della mia generazione” dice Tullio Solenghi “ha un potere evocativo particolare, in quei lontani anni `50 infatti il totem attorno al quale la sera si riunivano le famiglie era costituito da quello strano aggeggio, l’imponente mobile-radio, infarcito di valvole con due manopole madreperla sul frontale, che avevano il magico potere di proiettarti in uno sconfinato mondo di voci e di suoni. Ricordo di allora l’inconfondibile piglio toscano di Silvio Gigli, o la calata spoletina di Alberto Talegalli. Sempre alla radio devo poi il mio debutto in arte, ad appena 17 anni, come “annunciatore sostituto” al gazzettino della Liguria, sede R.A.I. di Genova. E ancora la radio è stata alla base della mia avventura lavorativa forse più esaltante, quando col “trio” varammo nel 1982 Helzapoppin Radio Due, preziosa palestra di tutte le nostre future creazioni e trasmissione che si rivelò poi programma-cult. L’approccio col testo di Sabina Negri è stato perciò un qualcosa di più che il rapporto con un mezzo espressivo che ha fatto da sottofondo alla mia carriera artistica, ma, come accade per il protagonista di MomentiRadio, pur se in maniera differente, ha caratterizzato anche i momenti più significativi della mia esistenza. Il conduttore-factotum ripercorre l’avventura di questa sua emittente, ed essa coincide con un ben più profondo bilancio della sua vita, che passa attraverso quei miei stessi anni, anni densi di speranze deluse, di scelte essenziali, di esperienze che hanno lasciato un solco incancellabile nelle rughe del tempo. Ci ho messo dentro molto di me, virando un po’ più verso l’ironia, che è alla base della mia ricetta di sopravvivenza. Anche la scelta del tappeto musicale sul quale si muove il tutto ha avuto una forte valenza evocativa, e qui ho trovato la preziosa collaborazione di Marcello, dal quale mi separano almeno due generazioni, ma con cui ho verificato “sul campo” una totale sintonia espressiva che non conosce datazioni o classificazioni. Devo confessare che generalmente non sono attratto dal “monologo”, ma qui a convincermi è stato il contesto del tutto diverso, il “solista” in questione qui è solo il tramite di una infinita catena di contatti, di rapporti, di evocazioni, egli rappresenta la preziosa sinapsi tra gli infiniti microcosmi di umanità che affollano l’esistenza di ognuno di noi”.
Le musiche e la regia dello spettacolo sono di Marcello Cotugno.