Regione. Le imprese liguri risultano virtuose perché disposte ad investire in termini di formazione e di presenza sulla componente femminile. Lo dice una ricerca condotta dall’ufficio del consigliere di parità della Regione Liguria, Valeria Maione, relativa al periodo dal 2000 al 2005. I risultati riguardano la presenza delle donne nelle imprese con oltre 100 addetti. “Negli anni esaminati – ha spiegato Valeria Maione – si rileva una crescita della componente femminile anche tra i quadri e tra i dirigenti nelle 190 aziende liguri con oltre 100 dipendenti, anche se in termini assoluti il confronto tra i due sessi risulta ancora fortemente sbilanciato”. La ricerca, informa una nota della Regione, serve per monitorare l’andamento dell’occupazione e individuare discriminazioni rivolte alle donne per poterle prevenire. “Dai dati – continua Maione – emerge infatti la presenza in Liguria di un tessuto produttivo fatto di imprese di piccole dimensioni, dove trovano collocazione molte donne, alla ricerca di maggiori riconoscimenti del proprio valore, ma è indubbio che le imprese pi grandi possono fare da traino per il sistema nel suo complesso, innestando circuiti virtuosi”.
L’andamento dell’occupazione ligure, in base a fonti Istat, rileva una sostanziale tenuta del sistema produttivo. Il 60% delle imprese ha infatti avuto un saldo positivo di addetti che nella grande distribuzione è riconducibile per l’85% alle donne.
“E’ stata proprio la presenza femminile a sostituire – aggiunge Maione – l’esodo di uomini che si è determinato nel periodo in questione a causa, sia dei prepensionamenti, sia della conclusione dei contratti a termine, sia per dimissioni”. “Rimangono per ancora delle criticità – conclude il consigliere di parità – rispetto ai valori assoluti e alle tipologie di contratto che vedono una prevalenza di donne nel tempo determinato e soprattutto nel part time (85%) e nelle modalità di cessazione del lavoro con concrete divergenze tra i due sessi alle voci pensionamento (10 punti percentuali in pi per i maschi), licenziamento individuale (due punti percentuali in pi per le femmine) e scadenza contrattuale (8 punti percentuali in pi per le donne), segnali che ci restituiscono una debolezza della componente femminile che necessita ancora di attenzione e sostegno da parte delle istituzioni e delle aziende”.