Cogoleto. Con un’abile mossa processuale la Bielorussia o per meglio dire il direttore dell’orfanotrofio di stato in cui era internata la piccola Vika, la bambina di quel paese che qualche tempo fa fu al centro di un caso clamoroso di sottrazione di minore da parte di una famiglia di Cogoleto, ha rinunciato a costituirsi parte civile al processo che il prossimo due aprile vedrà comparire sul banco degli imputati la famiglia accusata di tale reato, i Giusto di Cogoleto.
Il direttore dell’orfanotrofio bielorusso Nicolai Volchokov Ivanovic ha ufficialmente reso nota la sua decisione con una lettera trasmessa, per il tramite dell’ambasciata del paese slavo a Roma, all’avvocato che rappresenta gli interessi di Minsk in Italia, Diego Perugini. Le motivazioni che lo hanno portato a compiere questo clamoroso gesto sono state spiegate dal diplomatico Alexei Skripko, rappresentante del governo bielorusso in Italia. Le autorità dell’Europa dell’Est vorrebbero evitare che la piccola Vika fosse costretta a ripercorrere le tappe della sua disavventura, con tutte le conseguenze emozionali negative connesse ad una sua eventuale deposizione in aula, proprio ora che sta riacquistando serenità in patria nella sua nuova famiglia adottiva, i signori Vasilevski di Zhodino.
Il prossimo due aprile dunque in Tribunale a Genova, di fronte al giudice monocratico Deplano, l’accusa, rappresentata dalla sostituto procuratrice Paola Calleri, si troverebbe dunque in difficoltà di fronte ad un procedimento che potrebbe dunque concludersi prima di iniziare. Il legale della famiglia Giusto, l’avvocato Giovanni Ricco, potrebbe infatti chiedere al giudice l’archiviazione del fascicolo processuale considerato che la parte offesa, cioè l’allora tutore della minore, rinuncerà a costituirsi parte civile. Ciò in quanto il reato di sottrazione di minore, contestato ai Giusto e ad altre cinque persone tra cui il parroco di Cogoleto, Diocesi di Savona-Noli, è punibile solamente a querela di parte. Diverso sarebbe il caso qualora la procura decidesse di contestare pure l’associazione a delinquere ma in questo caso dovrebbe essere dimostrata la premeditazione e la volontà di compiere un comune disegno criminoso tra i sette coimputati, cosa ad essere onesti molto improbabile.
Le autorità bielorusse comunque ad oggi hanno solamente rinunciato a costituirsi parte civile ma non hanno ancora rimesso la querela. Il loro avvocato lo potrebbe fare il due aprile prima dell’apertura formale del dibattimento. In tal caso tutto verrebbe archiviato.
“E’ un’abile mossa procedurale per impedire a Vika di venire in Italia, denunciare gli obbrobri degli orfanotrofi bielorussi ed il lavaggio di capo al quale è stata sottoposta una volta rimpatriata, rivedere i Giusto che lei da quel momento ha sempre chiamato papà e mamma” denuncia l’onorevole spezzino Egidio Pedrini dell’Italia dei Valori da sempre al fianco dei coniugi di Cogoleto.
Altri invece, tra cui le autorità diplomatiche italiane ed anche la Curia savonese ora guidata da Mons. Vittorio Lupi, preferirebbero che sulla vicenda calasse il silenzio, considerato che è stata fonte di profonde tensioni, anche di natura politica ed inteconfessionale.
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