Cronaca

Cairo, omicidio Siri: in carcere un italiano e due albanesi

[thumb:5867:l]Cairo Montenotte. Due albanesi e un italiano sono stati arrestati su ordine di custodia cautelare per concorso nell’omicidio aggravato di Roberto Siri, l’artigiano edile di 37 anni, di Cengio, massacrato a pugni e calci il 2 febbraio scorso davanti all’ospedale di Cairo Montenotte durante una spedizione punitiva dopo una rissa avvenuta in una vicina discoteca. I carabinieri di Cairo Montenotte e Savona, in collaborazione con il nucleo elicotteristi di Villanova d’Albenga, hanno eseguito questa mattina le ordinanze di custodia cautelare nei confronti dei tre, ritenuti responsabili del pestaggio del trentasettenne. Si tratta di Samuel Costa, già in carcere per lesioni aggravate, e degli albanesi Ervin Zela e Orges Goxhai, che si trovavano sulla Bmw nera insieme ad Arjan Quku, l’albanese ventiduenne ricercato per omicidio e ancora latitante.
L’italiano, Samuel Costa, 22 anni, di Cairo Montenotte, era già finito in manette per aver picchiato l’amico di Siri, Salvatore Tomaselli, 42 anni, imbianchino, andato in ospedale con la vittima proprio per farsi medicare le ferite riportate nella rissa scoppiata davanti al B-Spider di Bragno. Costa era già indagato per omicidio, ma il procuratore capo di Savona Vincenzo Scolastico ed il suo vice Ubaldo Pelosi hanno raccolto prove tali da convincere il gip Emilio Fois ad emettere l’ordine di custodia.
[image:5868:r:s=1]Prove determinanti sono state trovate anche nei confronti dei due albanesi Ervin Zela, 28 anni, residente a Bormida, e Orges Goxhai, di 25, residente a Cairo, entrambi immigrati regolari. Anche loro sarebbero stati presenti davanti all’ospedale di Cairo dove si è consumata l’aggressione fatale.
“Le indagini – hanno spiegato i pm Scolastico e Pelosi – sono state tutt’altro che facili, considerato che si è indagato tra persone poco collaborative; i carabinieri tuttavia hanno lavorato senza sosta per arrivare ad un primo importante passo per la definizione dell’inchiesta. Siamo ormai certi – ha ribadito Scolastico ad IVG.it – che sono i quattro indagati gli autori del pestaggio mortale. Aspettiamo gli interrogatori e l’espletamento degli accertamenti tecnici per poter dare la soluzione definitiva al caso”.
Punti ancora oscuri quelli della dinamica dell’episodio, ma l’interrogativo più pressante rimane sul movente. Continua infatti ad apparire incomprensibile un agguato così brutale nelle sue modalità. Il gip non ha riconosciuto la premeditazione, trattandosi di una spedizione punitiva decisa sul momento, ma quello che pesa è l’aggravante dei futili motivi. Motivi che però potrebbero rivelarsi non così futili con il proseguire dell’attività investigativa, visto che gli inquirenti valutano tutti i possibili retroscena. Compresa la presenza, sul luogo del fatto, di persone non ancora identificate.
Il provvedimento nei confronti dei tre è stato adottato anche per permettere gli accertamenti tecnici e di laboratorio da parte del Ris di Parma, in particolare sulla Bmw in cui si trovavano gli albanesi, dalla quale potrebbero saltare fuori tracce di sangue. Al vaglio degli specialisti anche i reperti (soprattutto indumenti) sequestrati durante le perquisizioni domiciliari a carico degli indagati e le chiamate partite dai telefoni cellulari di tutti soggetti coinvolti nella vicenda.
Gli investigatori, inoltre, sperano che si cominci a diradare la cortina di omertà che ancora circonda il delitto e che qualcuno, magari semplice testimone del pestaggio, esca allo scoperto per parlare. A complicare la ricostruzione del caso anche le contraddizioni emerse dai racconti dell’italiano e dei due albanesi. Questo pomeriggio interrogatorio in carcere per Costa, martedì invece sarà la volta di Zela e Goxhai. Una confessione – ritengono gli inquirenti – potrebbe costituire la svolta definitiva.

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Resta ancora da arrestare il ricercato principale, l’albanese Arjan Quku, 22 anni, ritenuto l’autore materiale del mortale pestaggio. Il giovane potrebbe essere fuggito all’estero, probabilmente in un Paese europeo. La comunità albanese più volte lo ha sollecitato a costituirsi.

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