Lettera al direttore

Funerale di Roberto Siri: “Caino è in fuga”

Ero a Cengio Chiesa ad assistere ai funerali del ragazzo assassinato a Cairo. Ci sono andato per vari motivi, uno piu’ valido dell’altro: perche’ una giovane vita non si annulla a questo modo, perche’ non deve esistere cosi’ tanta cattiveria e bestialita’, perche’ è un dovere cristiano quello di dare preghiera e presenza nel tempio per una vita spezzata, perche’ credo in un aldila’ dove si possa continuare una vita ultraterrena e poi in ultimo perche’ sono un eletto nelle Istituzioni e le Istituzioni devono essere vicine ai Cittadini, anche e soprattutto nei momenti piu’ gravi e piu’ bui.
La chiesa era stracolma, circa 700 persone in grande silenzio, pero’ non si sentiva neppure un sospiro, la gente seduta e in piedi con il viso serio, la bocca serrata, i vestiti ancora pesanti , nelle panche davanti alcuni Sindaci, con la fascia tricolore solo uno, gli altri no.
Di lato un drappello di alpini , con i gagliardetti tricolori, Roberto aveva prestato servizio militare, come tanti in Valle, negli Alpini. Nel corso della funzione verra’ anche letta la preghiera dell’Alpino, dura e sobria, forte e asciutta, umile e fiera, come sanno essere le genti che vanno per i sentieri alpini.
A sinistra una giovane donna in dignitoso dolore, attorniata da altre donne, tutte in abiti scuri. E’ la madre di Roberto Siri, eretta nella sua figura, madre di dolore affranta.
Di fronte all’altare, il feretro, una bara di legno chiaro, che racchiude tutta una vita violata, sul coperchio un cappello da alpino, penna nera e nappina verde, sul davanti della cassa, una bellissima foto a colori, di un giovane sorridente, con barba e capelli lunghi ben curati: E’ Roberto, in un momento di gioia.
Il punto centrale della Messa, e’ una lettura della Genesi, parla di Caino e Abele un tema purtroppo molto appropriato; il famoso fatto di sangue. Il prete che officia dice che Caino e Abele, sono le due personalita’ di uno stesso uomo.
Sara’, ma io non ne sono tanto convinto, per me Caino e’ solo un assassino, il primo della storia ufficiale, e Abele e’ solo una vittima. Inoltre Caino e’ spinto da motivi abbietti: invidia, rancore, gelosia. Abele e’ solo una povera vittima e basta. Guardando in viso tutti questi giovani silenziosi della Valle, solidi e concreti, mi pare di capire che la pensano come me.
Le allegorie e i simbolismi vanno bene per le omelie, ma nella vita concreta di relazione, gli omicidi sono ben chiari e non meritano alcuna pieta’ e comprensione.
Al termine della funzione, il feretro, tra gli applausi della folla, esce dalla chiesa e portato a spalla da una decina di amici e sotto le telecamere, raggiunge, come e’ tradizione a Cengio, il locale cimitero.
Mentre qua vige il dolore piu’ atroce, l’assassino , il Caino della situazione molto poco allegorico, e’ in fuga.

Roberto Nicolick
Consigliere Gruppo Misto Provincia di Savona