Cronaca

Delitto Siri: si stringe il cerchio intorno agli assassini

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[thumb:5352:l]Cairo M. Si stringe il cerchio intorno agli assassini di Roberto Siri, l’artigiano edile di Cengio ucciso a calci e pugni davanti all’ospedale di Cairo Montenotte.
Grazie all’identificazione degli altri due albanesi presenti sulla scena del delitto assieme al connazionale Arjan Quku, ancora ricercato per omicidio, gli inquirenti sembrano ormai vicini alla risoluzione del giallo sul pestaggio mortale. Ervin Zela, 29 anni, residente a Bormida, che era sull’auto con Arjan Quku e con l’albanese Orges Goxhai, proprietario della Bmw nera giunta sul piazzale dell’ospedale, ha fornito una ricostruzione dei fatti che non convince gli investigatori, cadendo più volte in contraddizione durante gli interrogatori rispetto alla versione fornita dall’amico Orges.
Inoltre gli inquirenti hanno ricostruito quanto avvenuto quella notte all’interno della discoteca B Spider: prima dell’aggressione all’amico di Siri, Salvatore Tomaselli, alle 2 era scoppiata un’altra rissa per un diverbio nato tra il nipote dello stesso Zela, un minorenne, e un ragazzo di Carcare, Francesco Barresi, nel quale sarebbe intervenuto lo stesso Samuel Costa a difesa dell’albanese. Dopo, alle 4 fuori dal locale, si sarebbero affrontati il gruppo di Costa e degli albanesi contro quello di Cengio: Siri, Tomaselli e Scoppa. Costa ha colpito Tomaselli più volte, procurandogli ferite al volto, Siri ha preso l’auto ed è corso in ospedale per far medicare l’amico e con un una manovra ha quasi investito lo stesso Costa. Così è scattata la spedizione punitiva con Costa a bordo dell’auto di un amico e la Bmw nera con a bordo i tre albanesi: Zela, Orges e Quku.

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