[thumb:5530:l]Cairo Montenotte. Samuel Costa, il ventiduenne di Cairo Montenotte arrestato due settimane fa dai carabinieri nell’ambito dell’omicidio di Roberto Siri, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il giovane, indagato insieme all’albanese tuttora ricercato Arjan Quku per il pestaggio mortale del trentasettenne di Cengio, è stato interrogato dal procuratore Vincenzo Scolastico e dal sostituto Ubaldo Pelosi.
Detenuto presso il carcere di Savona, Costa deve rispondere di detenzione ai fini di spaccio di 40 grammi di hashish, ma anche di lesioni aggravate a causa del pugno tirato a Salvatore Tomaselli nella prima rissa scoppiata davanti alla discoteca B-Spider di Bragno e quindi indagato per concorso in omicidio volontario.
Precisamente quest’ultima imputazione deriva dal fatto che “Ari” Quku, il ventunenne accusato di essere il protagonista del massacro di Siri, è stato accompagnato in auto proprio da Samuel Costa sul luogo dove è poi avvenuta l’aggressione micidiale. Lo stesso Costa ha dichiarato di avere, dopo l’omicidio, fatto salire in auto l’albanese per farlo scendere dopo pochi minuti.
I carabinieri intanto continuano a cercare Arjan Quku, che è indagato per il delitto di omicidio aggravato dalla premeditazione, dai futili motivi e per aver agito con crudeltà verso la vittima e i suoi complici. Ma resta da chiarire quanti in realtà siano responsabili della morte dell’artigiano di Cengio. Le lesioni riportate dalla vittima (al volto, agli zigomi, allo sfenoide, al setto nasale, alla base cranica, anteriormente, posteriormente e lateralmente) inducono gli inquirenti a pensare che l’agguato sia stato materialmente compiuto da più persone: in tre o quattro avrebbero partecipato, sferrando calci e pugni, alla spedizione violenta davanti all’ospedale di Cairo.
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