La partecipazione popolare alle consultazioni sulla Maersk e sul retroporto di Varazze da un lato e la vicenda delle circoscrizioni savonesi dall’altro aprono diverse considerazioni.
I Verdi sono convinti che ormai il cemento e il ricatto occupazionale in luogo della difesa dell’ambiente non paghino più e che pure a Savona sia necessario giungere, come hanno chiesto migliaia di cittadine e cittadini, ad un referendum sul destino dell’ area della Madonnetta.
Nel contempo bisogna riflettere che le popolazioni locali chiedono con forza di poter incidere concretamente sulle scelte fondamentali del proprio territorio e che il sistema democratico – rappresentativo esprime alcuni limiti intrinsechi.
Su queste basi a Savona i Verdi nel chiedere nuovamente di attivare il percorso cittadino di Agenda 21, persosi forse nei “meandri comunali”, propongono di partire da un bene comune come l’acqua, propongono l’istituzione di una commissione per l’acqua pubblica, costituita da rappresentanti del comune, dei lavoratori del settore e dai movimenti che si occupano
di acqua con i seguenti compiti:
– Formulare pareri e proposte sulle politiche comunali sull’acqua per una gestione pubblica e partecipata;
– Elaborare progetti per il risparmio idrico poiché l’acqua è una risorsa limitata e da tutelare;
– Predisporre progetti per la cooperazione internazionale un modo da favorire in primo luogo l’accesso all’acqua a quei miliardi di persone a cui oggi è di fatto negato.
Si tratterebbe di una commissione a partecipazione gratuita che permetterebbe di esaltare le capacità progettuali della società civile e di favorire la crescita della cittadinanza attiva espressa anche dall’associazionismo e dalla popolazione.
Danilo Bruno,
Responsabile beni comuni Verdi Liguria