Caro Professore Quaglieni,
per aver fondato un comitato a difesa della legge 194 che Lei presiede, immagino con interesse seguiate la rassegna stampa di tutti i giornali quotidiani che in questi giorni stanno affrontando la questione dell’aborto.
Credo lei sia d’accordo con me che l’aborto resta l’eliminazione di una vita umana già formata. Discuisizioni ideologiche a questo livello sarebbero solo sterili, pretestuosi e arroganti giochi di parole, per non affrontare la questione più vera, i numeri di aborti che ogni anno vengono praticati già nella sola liguria dove ogni dieci bambini non ancora nati tre vengono eliminati.
Affermare infatti il contrario e cioè che l’embrione o feto non siano ancora vita e persona umana già iniziate e formate on cosituisce libera opinione differente ma conclamata e ostinata ignoranza scientifica, caro professore.
Credo che lei non possa dissentire dal mio giudizio confermato da ciò che è emerso nella prima pagina de Il Giornale di ieri, dove una nostra cara amica, la giornalista Stefania Antonetti si è finta in gravidanza e da tre consultori ha ricevuto il certificato di interruzione volontaria della gravidanza senza alcun problema, senza alcuna gravidanza in corso. Uno scoop certo, ma difficile da accettare anche per noi che abbiamo sempre denunciato questa triste situazione.
Credo che dire che la legge 194 sia la migliore conquista di civiltà e di libertà perchè ha reso sconfitto l’aborto clandestino sia un’affermazione errata: ancora tante sono le opportunità che rendono possibile un aborto “clandestino”, se necessario vi dimostreremo anche questo aspetto per confutare le vostre convinzioni.
Attenzione dunque a difendere la 194/78 a tutti i costi. I limiti sono evidenti a tutta la gente di buon senso, chi ancora resta legato ai veteri ideologismi ne resta un accanito difensore senza ragiona dalla sua parte. Abbiamo chiesto a Il Giornale di dimostrarlo anche a voi. Al prossimo “giro” lo chiederemo a Striscia la Notizia o a chi con coraggio ci aiuterà a filmare il protocollo operativo del Sistema Sanitario Nazionale in merito alla tutela della maternità.
Sarebbe stato più conveniente per chi, come voi, difende la legge 194/78 intitolare la legge “Normativa sull’aborto tout cour”; allora forse avreste avuto carta bianca per istituire dei bancomat esterni ai Consultori e per distribuire certificati di interruzione volontaria della gravidanza con le stesse modalità come per ritirare i contanti presso le banche.
In un certo senso è andata male, perchè al Parlamento comunque già nel 1978 vollero mantenere un sostegno sociale della donna in gravidanza.
Questo ci impegna tutti a difendere quella causa per la vita per la quale diciamo sempre, ai nostri cari Amministratori locali, non sono tollerabili nè permalosità nè risentimenti.
Eraldo Ciangherotti,
Centro Aiuto Vita ingauno
Le argomentazioni del Centro ingauno Aiuto Vita non meritano neppure di essere prese in considerazione per un dibattito serio perchè partono da degli “a priori” fideistici non dimostrati che rivelano solo una sostanziale faziosità.
Non una parola viene spesa a tutela della donna e della sua dignità. La “ruota” messa in piedi ad Albenga con patrocini che non ci sarebbero dovuti essere (mi riferisco al Lions, ad esempio) è un fatto propagandistico che rivela la povertà culturale di fondo di gente che “usa” temi delicatissimi che riguardano la sofferenza,la vita e la coscienza delle persone per fare della polemica politica dozzinale ed imbastire crociate fuori dal tempo.
I liberali di ogni orientamento di destra e di sinistra debbono reagire con fermezza a questi atteggiamenti che portano solo verso steccati legati storicamente al Risorgimento che pensavamo superati nella coscienza civile di tutti gli Italiani, a sessant’anni dalla Costituzione repubblicana.
Pier Franco Quaglieni,
Presidente del Centro Pannunzio