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Comicità e dramma

“Sex education” – la recensione

Matteo Pipitone
Matteo Pipitone
23 Gennaio 2020 alle 11:59
23 Gennaio 2020
“Sex education” – la recensione
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Visibile su Netflix

Presente su Netflix dall’11 gennaio 2019 e creata da Laurie Nunn, “Sex education” è una serie inglese di genere comico e drammatico, composta da una stagione di otto episodi da circa cinquanta minuti l’uno.

La serie racconta di un patto tra due studenti di liceo, Otis e Maeve, che insieme decidono di fondare una “clinica del sesso”, dove la ragazza gestirà appuntamenti e pagamento, mentre al ragazzo toccheranno le sedute psicologiche.

Una serie molto particolare, dai toni forti e spinti. All’inizio appare come del tutto comica, quasi ai livelli dell’assurdo, per poi diventare pian piano drammatica.

Otis è il classico nerd sfigato e isolato, con un solo amico, vergine, che però ha la fortuna di avere una madre che di lavoro fa la psicologa sessuale. Inconsciamente impara dalla madre come fare terapia ed è proprio Maeve a scoprirlo, ascoltandolo parlare con un loro compagno di corso, Adam. La loro alleanza economica nasce così e i loro clienti non tardano, in quanto il passa-parola della prima coppia aiutata da Otis non si fa attendere.

Durante la serie vengono analizzati molteplici problemi di ambito sessuale, come l’eiaculazione precoce, i problemi legati alla dimensione dell’apparato maschile, la difficoltà di avere una relazione fisica, la masturbazione e così via, ma allo stesso tempo si discutono temi diversi, come l’omofobia, l’omosessualità repressa, il desiderio di essere ss stessi, il valore dell’amicizia, segreti, problemi economici, famiglie disturbate e molto altro.

Maeve, che appare come una classica ragazza un po’ bulla, ha una famiglia di drogati, un’amicizia segreta con Aimee Gibbs che solo alla fine rivelerà al mondo una cotta per Otis, e per finire ,un bisogno disperato di soldi, in quanto vive in una roulotte. Il suo fidanzato, classico bel ragazzo campione popolare, ha una vita governata da una madre autoritaria e un’altra succube della prima. Eric, l’amico di Otis, lotta per farsi accettare come omosessuale amante dei travestimenti, mentre Adam è devastato dalla relazione disturbata col padre, che alla fine lo caccia di casa.

Come è classico, Otis trova una ragazza e Maeve, capendo di amarlo, arriva tardi. Questo nello specifico è un punto a sfavore, una banalità che si poteva evitare.

La serie è molto stravagante, in quanto mette in commedia aspetti della vita molto seri e profondi. Questa cosa può disturbare, ma la comicità usata non è estremizzata, al contrario ottiene l’effetto desiderato, parla dei problemi in modo leggero.

Un altro punto a favore sono i personaggi, perfettamente caratterizzati. Classici e banali all’apparenza ma estremamente profondi se li si analizza con attenzione. Le scene di sesso e i continui riferimenti ai genitali magari sono eccessivi, masi rivelano giustificati.

Trama scorrevole, comica al punto giusto, capace di far ragionare su argomenti sensibili. Una serie che può insegnare, senza però essere pesante.

La critica che vi si può porre è anche un vanto: il coraggio. Coraggio di trattare argomenti simili in modo così aperto e libero, mostrando i tabù senza alcuna vergogna.

Per terminare, con una simile attenzione psicologica ai personaggi, con un adulto che ricopre un ruolo saggio (la madre di Otis) e che quindi non lascia tutta l’intelligenza ai giovani – classicità di serie del genere – non si può criticare un lavoro come questo, un lavoro coraggioso e particolare.

Può piacere, interessare o essere ritenuto volgare, questo dipende dal pubblico, ma di eccessi gravi non ce ne sono, così come non è presente la pornografia.

Una serie che merita di essere vista, ammirata ed elogiata per i suoi contenuti. Forse troppo comica, ma di certo ricca di concetti che vanno ascoltati e soprattutto compresi.

Tag:
  • serie tv
  • Tv & Cinema

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