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La Bettola – capitolo 8: “Fuoco Demoniaco”

Matteo Pipitone
Matteo Pipitone
7 Giugno 2019 alle 15:09
7 Giugno 2019
La Bettola – capitolo 8: “Fuoco Demoniaco”
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Il thriller a puntate di IVG/young

 

Matteo si risvegliò dal suo sonno e si trovò davanti a uno spettacolo talmente agghiacciante che in confronto qualsiasi cosa sarebbe stata vista come buffa o comica. Niente era paragonabile a questo atto. Era legato all’altare della chiesa. Si ricordava che stava scappando con Arianna, e ora si ritrovava legato nella chiesa. Non gli ci volle molto a fare i calcoli e capire che la sua alleata lo aveva tradito, restando fedele a Gaia.

Girò la testa e vide Alberto morto. Cercò di liberarsi dalle corde che lo tenevano prigioniero, ma non ci riuscì: erano troppo spesse e il nodo era magistrale. Non poteva fare altro che attendere l’arrivo dei sei.

Non dovette aspettare a lungo. Gaia era vicino a lui e quando la vide capì subito che non sarebbe finita bene. Teneva una pistola in mano e lui non poteva nemmeno tentare di disarmarla: era troppo ben legato, sicuramente da lei. Girò la testa e vide gli altri cinque. Stavano spargendo alcool ovunque. Panche, pavimento, organo. Arianna arrivò e versò un po’ di vodka sopra il suo corpo legato e immobilizzato, come a insultarlo.

Quando finirono, si avvicinarono a lui stando attenti a evitare l’alcool da loro gettato. Spaccarono le bottiglie sui lati dell’altare e con i pezzi rotti si prepararono a torturare quello che era stato un amato cliente. Non ascoltarono le sue grida. Gli piantarono nelle gambe le bottiglie rotte, e poi passarono alle braccia. Infine l’ultimo pezzo lo conficcarono nelle sue parti intime, affinché il dolore non terminasse mai.

“Matteo, caro cliente della Bettola, questo dolore che ora provi è nulla rispetto a quello che ci hai dato. Un poliziotto. Sei un poliziotto, un guerriero della giustizia e della legalità. Come ti sei permesso di prenderci in giro?”

“Gaia, per favore, aspetta. Non vi ho traditi; non ho mai detto nulla contro di voi.”

Gaia non sembrò accorgersi delle sue suppliche e con la pistola lo colpì all’occhio, più di una volta. Poi passò a colpire il mento con la stessa violenza, tanto che lo fece sanguinare tanto quanto le gambe legate.

“Ci hai mentito e quindi anche tradito. I traditori si meritano la morte!”

Nicolò mostrò lui un pacchetto di fiammiferi. Era chiaro cosa gli volessero fare: bastava l’alcool a capirlo. Ma vederlo effettivamente era molto più terrificante che ipotizzarlo.

“Vi prego, vi prego, non fatelo.”

Pianse amaramente, mentre i suoi sei aguzzini continuavano a colpirlo e lacerare le sue povere carni. Le corde restavano salde, mentre la sua forza diminuiva a ogni colpo infertogli nei modi più atroci.

“Ti dirò qualcosa oggi, Matteo. Vedi, Alberto era il mio finanziatore e sono dovuta scendere a patti con lui per avere la Bettola. Ma l’ho sempre odiato e attendevo solo di poterlo uccidere. Dopo ciò che ha fatto era doveroso. Ci ha condannati tutti.”

“Sadica assassina, tu ti diverti a ucciderci. Mi hai odiato da quando Alberto mi ha scelto come amico!”

“Zitto, lurido traditore!”

I cinque si allontanarono e Gaia rimase sola con lui e i fiammiferi in mano. Lo guardò ridendo in modo maligno, e lasciò i fiammiferi accanto a lui. Se ne avesse acceso uno sarebbe morto in pochi secondi.

Se ne andò. Uscì dalla chiesa e prese la mira. Sparò un colpo, che ebbe due effetti. Prese Matteo in pieno petto e provocò l’incendio. La chiesa bruciò completamente e i sei rimasero a guardare lo spettacolo della loro vittoria. Il prossimo sarebbe stato Serfi.

“Lunga vita al Buco Nero!”

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