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Bird Box – la recensione

Matteo Pipitone
Matteo Pipitone
11 Ottobre 2019 alle 16:21
11 Ottobre 2019
Bird Box – la recensione
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Uscito nel 2018, la trama rispecchia un film di fantascienza, un thriller, un horror.

Film del 2018, della durata di circa due ore, “Bird box” è diretto da Susanne Bier e prende ispirazione dall’omonimo romanzo di Josh Malerman. Prodotto negli USA e disponibile su Netflix, è un film di fantascienza, thriller, dramma e horror.

Il prodotto cinematografico è ambientato in America, dove uno strano virus inizia a colpire la gente, come già accaduto in Europa e Russia. La gente si suicida in qualsiasi modo possibile. Unico segno, gli occhi cambiano colore. La protagonista della storia, Malorie, in questo scenario, vede morire la sorella (unica persona cara che le è rimasta) e molta altra gente in strada, fino a rifugiarsi in una casa con diversi sconosciuti.

Il film racconta di essenze, demoni che guardando negli occhi le persone inducono a suicidarsi. Per sopravvivere, bisogna coprirsi gli occhi o stare in luoghi dove non ci sia luce naturale (case dalle finestre oscurate, ad esempio).

La trama è avvincente, la suspence è alta, i personaggi sono ben caratterizzati e molto diversi. Abbiamo la giovane poliziotta, il vecchio egoista, l’uomo premuroso e persino il religioso convinto.

Malorie trova l’amore in quella casa, per poi sopravvivere a un assalto e scappare, vivere di stenti fino a rischiare la vita per arrivare in un luogo sicuro, che si rivela essere realmente sicuro. Una specie di miraggio, per poi mostrarsi per quello che è, una scuola per non vedenti con il giardino interno oscurato dalle piante, un luogo realmente sicuro dai demoni.

La protagonista si trova ad avere due bambini al seguito, uno suo e uno di un’amica, la quale muore nella casa durante l’assalto. Qui la sua volontà di non perdere nessuno dei due, a costo di affrontare le rapide a occhi chiusi. Scelta coraggiosa, ma anche molto rischiosa, specie considerando che solo uno dei bambini è suo figlio. Nonostante ciò è una scelta comprensibile, condannare a morte un bambino non è certo una decisione facile.

Trama avvincente e misteriosa, bei personaggi, finale allegro, cosa c’è che non va in questo film? Tre cose non vanno bene: due di queste sono piccolezze, la terza invece risulta avere un grosso peso.

Durante la missione per fare la spesa, non viene mostrato il loro rientro e il caricamento del cibo in auto. L’andata è seguita nei minimi dettagli, il ritorno avviene e basta, come se fosse un giorno normale. Un grave errore, dato che ogni cosa diventa difficile se non si può guardare. Come hanno fatto a caricare il cibo in auto e centrare il parcheggio?

Poco dopo, due persone della casa fuggono. Due amanti, che rubano pure del cibo. Ma perché? E per andare dove? Incomprensibile la loro mossa, senza senso, specie perché in casa non c’è gente ostile se non il vecchio menefreghista e perché la ragazza, inizialmente, non voleva nemmeno avere a che fare con il ragazzo.

Si giunge al più grande errore della serie, la realizzazione dei cattivi minori. Oltre ai demoni, abbiamo i “Pazzi”. Gente che ha visto i demoni ma non si suicida, anzi porta altri a guardare e morire. Questi sono grandi nemici, molto belli e interessanti, specie quello che condanna la casa. Ma perché non si suicidano? Sono pazzi e quindi immuni? Il film non lo spiega ed è un grave errore, perché uno dei pazzi è un punto cardine della storia e senza sapere perché lui è così, tutto perde valore.

In definitiva, eccetto alcuni errori, “Bird Box” si può ritenere un grande film, notevole e ben fatto, pieno di tensione, con attori davvero di classe.

Tag:
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