Venerdì 7 febbraio alle ore 17 nella Sala Rossa nel Municipio a Savona si terrà “Nata in Istria”, una conferenza per non dimenticare la tragica pagina delle Foibe. Introduce il vicesindaco Massimo Arecco.
Nel 2005 per la prima volta si è celebrato il Giorno del Ricordo, in memoria dei quasi ventimila italiani torturati, assassinati e gettati nelle foibe (le fenditure carsiche usate come discariche) dalle milizie della Jugoslavia di Tito alla fine della Seconda Guerra Mondiale. La memoria delle vittime delle foibe e degli italiani costretti all’esodo dalle ex province italiane della Venezia Giulia, dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia è un tema che ancora divide. Eppure quelle persone meritano, esigono di essere ricordate.
Tra il maggio e il giugno 1945 migliaia di italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia furono obbligati a lasciare la loro terra. Altri furono uccisi dai partigiani di Tito, gettati nelle foibe o deportati nei campi sloveni e croati. Secondo alcune fonti le vittime di quei pochi mesi furono tra le quattromila e le seimila, per altre diecimila.
Nel dicembre 1945 il presidente del Consiglio Alcide De Gasperi presentò agli Alleati una lista di nomi di 2.500 deportati dalle truppe jugoslave nella Venezia Giulia e indicò«in almeno 7.500 il numero degli scomparsi. In realtà il numero degli infoibati e dei massacrati nei lager di Tito fu ben superiore a quello temuto da De Gasperi. Le uccisioni di italiani nel periodo tra il 1943 e il 1947 furono almeno 20mila, gli esuli italiani costretti a lasciare le loro case almeno 250mila.
I primi a finire in foiba nel 1945 furono carabinieri, poliziotti, guardie di finanza e i pochi militari fascisti della Repubblica Sociale Italiana e i collaborazionisti che non erano riusciti a scappare per tempo. In mancanza di questi si prendevano le mogli, i figli o i genitori.
Le uccisioni avvenivano in maniera spaventosamente crudele. I condannati venivano legati l’un l’altro con un lungo fil di ferro stretto ai polsi e schierati sugli argini delle foibe. Quindi si apriva il fuoco trapassando a raffiche di mitra non tutto il gruppo ma soltanto i primi tre o quattro della catena, i quali, precipitando nell’abisso, morti o gravemente feriti, trascinavano con sé gli altri sventurati, condannati così a sopravvivere per giorni sui fondali delle voragini, sui cadaveri dei loro compagni, tra sofferenze inimmaginabili.
Alla luce di questi fatti non si può e non si deve rimanere inerti, non si può far finta che nulla sia successo e l’associazione Noi per la Famiglia – Liguria sostiene sempre appieno ogni attività dedita al ricordo di quanto sopra narrato, affinché nessuno dimentichi gli orrori perpetrati ma soprattutto metta in evidenza ed esalti la sacralità della vita.
“L’anno scorso, in concomitanza con l’anniversario delle foibe, venne presentata a Genova, sotto il patrocinio della Città Metropolitana, ‘Nata in Istria’, la vera storia dell’esodo vista con gli occhi di una bambina, la storia della mamma di Antonella Benvenuti, consigliera municipale di Fratelli d’Italia di Genova, e Giulio Benvenuti, vicepresidente del Comitato Familiari delle vittime giuliane, istriane, fiumane e dalmate, grazie a foto e lettere dell’epoca di loro appartenenza”, racconta Simona Saccone, consigliera comunale di Savona.
“Abbiamo pensato di portare la conferenza a Savona per sensibilizzare le persone a conoscere la storia delle Foibe e di cosa vuol dire abbandonare per le famiglie la propria casa, la propria vita e le proprie cose e di quali atrocità la guerra può portare l’uomo a fare – continua Saccone – Il Comitato Familiari delle vittime giuliane, istriane, fiumane e dalmate, che riunisce tutti i parenti di chi ha avuto familiari persi in quel tragico periodo, ha subito dato la sua disponibilità a supportare questa iniziativa ma sarà lo stesso narratore e vicepresidente a narrare la storia di sua mamma, della sua famiglia e delle sue radici”.
