“C’era una volta… un omino piccino piccino, anzi due, prigionieri di un foglio di sughero spiegazzato, in-formali perché in-distinti dalla materia povera che li includeva…”.
Sembra nascere così la ventina di opere che Annamaria Rossini espone sotto il titolo enigmatico “Sentieri dell’invisibile”, stimolando l’immaginazione a scoprire cosa si cela esteticamente e concettualmente sotto ogni quadro, che si presenta come una tappa nel personale percorso artistico e nello stesso tempo quale occasione di conoscenza, forse più lirica che razionale, dell’ultimo orizzonte.

