Agli inizi del 1944 nelle fabbriche liguri, in particolare nelle aree industriali del Savonese, vigeva una ferrea determinazione a lottare e sconfiggere il nazifascismo. La fame, i rastrellamenti e la caduta dei salari furono sintomi che andarono ad aggravare un malcontento ampiamente diffuso. Gli scioperi cominciarono nella seconda metà di febbraio partendo dalla Scarpa & Magnano per arrivare al culmine, il primo marzo, con l’ILVA e la Piaggio.
Lo sciopero come strumento di rivendicazione e opposizione alla dittatura era considerato una forma pericolosa per gli operai che vi aderivano e così si rivelò. La feroce repressione non tardò ad arrivare e un centinaio di ragazzi, una trentina alla Piaggio di Finale Ligure, furono rastrellati: alcuni riuscirono a fuggire, altri vennero deportati a Mauthausen. Questi lavoratori pagarono per aver scelto di resistere, schierarsi per i propri diritti e lottare per i propri ideali.
“È stata una delle pagine più alte della storia delle lotte operaie e sindacali del nostro territorio – dichiarano la CGIL e l’ANPI – Desideriamo vivamente portarla a conoscenza, soprattutto dei più giovani, auspicando una presa di coscienza e un rinnovato interesse per i fatti, troppo spesso trascurati, che sono il fondamento stesso della nostra libertà, pagata con il sangue ed il sacrificio di chi si oppose alla dittatura nazifascista”.
La sezione “Mirko Bruzzi” di Finale Ligure, in collaborazione con le altre sezioni del Finalese, l’ANPI Provinciale, la CGIL di Savona, l’ANED, l’RSU della Piaggio Aero Industries e il Comune di Finale Ligure ricorderà questa giornata lunedì 1 marzo sul web e su Facebook: alle ore 17:45 saranno visibili alcuni interessanti filmati mentre dalle 18 si alterneranno le interviste agli ospiti presenti.
Ad impreziosire questo appuntamento ci sarà la straordinaria partecipazione dell’attore Marco Rinaldi con una sua interpretazione del commovente ricordo del deportato piaggista finalese Antonio Schiappapietre, tratta dal libro di Gabriello Castellazzi “Ritorno a Finalborgo”. Il racconto è ricostruito grazie ad un diario autografo consegnato dai parenti di Schiappapietre. Ulteriore motivo d’interesse sarà la presenza di Emanuela Miniati, docente e ricercatrice di storia con la quale verrà fatta una ricostruzione del periodo, del ruolo del movimento operaio sindacale e della Resistenza in quei giorni.

