Sabato 17 agosto alle ore 21:30 in piazza Nello Bovani al sesto e ultimo incontro con l’autore, inserito nella terza edizione di “Varazze d’Autore”, prestigiosa rassegna letteraria estiva a cura di Mondadori Bookstore in collaborazione con il Comune, Fabio Geda presenta “Il demonio ha paura della gente allegra. Di don Bosco, di me e dell’educare”. Dialoga con l’autore Emanuele Soffiotto, animatore dell’Oratorio Salesiano.
Il libro si può definire una ricostruzione storica, una narrazione, un reportage. Fabio Geda racconta don Giovanni Bosco intrecciando per la prima volta la sua vicenda umana alla propria di allievo ed educatore e ad un viaggio di testimonianza sui luoghi dei nuovi esperimenti di convivenza in Italia. “Un uomo con un piede nel sogno e uno nella realtà”. È il don Giovanni Bosco dal quale prende le mosse la storia raccontata in questo libro: al tempo stesso visionario e pragmatico, convinto che anche un religioso abbia il dovere di dare risposte concrete ai problemi sociali.
“Il suo messaggio semplice quanto rivoluzionario – allegria, studio e pietà: non serve altro – oggi risuona più forte che mai e dalla Torino dell’Ottocento arriva fino alle strade delle nostre città e ai fronti su cui si gioca il diritto al futuro, dalle periferie ai centri di accoglienza delle nuove migrazioni”. Un unico filo luminoso lega le battaglie di don Bosco deciso a conquistare un futuro per i suoi ragazzi, le disavventure di Fabio alle prese con gli adolescenti difficili delle periferie e la sfida di chi a Valdocco come a Catania sperimenta forme più efficaci di integrazione e di educazione.
“È lo stesso filo che lega la spiritualità e il gioco, la capacità di trovare il centro di noi stessi e quella di prenderci cura del prossimo. Giovanni Bosco, il santo che credeva nell’umanità, parla ancora a una società che ha bisogno di tornare a crederci”.
Fabio Geda è nato a Torino nel 1972, città in cui vive tuttora. Dopo essersi laureato in Scienze della Comunicazione, ha scelto di cambiare ambito e dedicarsi al disagio minorile in qualità di educatore, ben diversa da una posizione nella comunicazione aziendale. Per dieci anni ha lavorato come educatore presso uffici di servizi sociali. Questa importante esperienza Geda l’ha riversata nella sua produzione letteraria, anche se questa non si presenti mai come direttamente autobiografica.


