Sabato 4 gennaio dalle 14:30 presso Castel San Giovanni Finalborgo rivivrà le magiche e antiche atmosfere medievali con il “Dinô da nùxe”, particolare rievocazione in costume di un periodo storico intenso ricostruito partendo dalle antiche tradizioni, per una manifestazione a cura dell’Associazione Centro Storico del Finale e patrocinata dal Comune di Finale Ligure.
Il castello sarà ricco di sorprese. I visitatori potranno incontrare molti personaggi quali guardie, prelati, mendicanti e ciarlatani, ammirare damigelle impegnate nei loro ricami o gli Spadaccini del Finale e gli Arcieri del Marchesato mentre si esibiscono in duelli di spade e tiri con l’arco, essere travolti dalla musica dei Sonagli di Tagatam e dagli spettacolari giochi di fuoco dei Focus Magistri.
Inoltre sarà possibile assaporare ricette dell’epoca. Figuranti popolani offriranno infatti una calda tisana speziata, realizzata secondo antiche ricette tramandate, procedendo sino al momento culminante del pomeriggio, da cui la manifestazione stessa prende il nome: il dono del sacchetto di noci, in collaborazione con il supermercato PAM di Finalborgo, il “Dinô da nùxe”, offerto dal marchese Giovanni Del Carretto in una sala della torre del castello in cui i visitatori saranno ricevuti con tutti gli onori.

L’antica tradizione del “Dinô da nùxe” ha un suo profondo significato che si conserva e rivive oggi grazie all’Associazione Centro Storico del Finale. Partendo da un breve resoconto storico, se nelle terre anticamente governate da Genova il Natale era festeggiato con tradizioni che risalgono ad un passato pagano come “U Confôgü” (“Il Confuogo”), nel Finalese in avversità a tutto ciò che era genovese tale tradizione non veniva mai seguita.
I Finalesi hanno sempre celebrato in forma molto più familiare e privata il loro Confôgü. Alla vigilia di Natale, seguita la prima Messa, la famiglia si ritirava a casa, dove le donne iniziavano a preparare il pranzo serale, culmine della festa: si manteneva infatti il digiuno per l’arco dell’intera giornata.
Terminati i lavori più pesanti gli uomini visitavano parenti e amici augurando “Bun Dinô” mentre i bambini giravano per le contrade bussando alle porte e gridando “dinô da nùxe, dinô da nùxe…”. Al grido ogni porta si apriva e in dono veniva offerta frutta secca e, quando possibile, arance e mandarini. Una tradizione che oggi Finalborgo rivive con la magia e la dolcezza dei tempi antichi.
