Domenica 10 novembre alle ore 16 all’Auditorium “Santa Caterina” si inaugurerà l’anno accademico dell’Università delle Tre Età del Finale. Ave Comin racconterà la vita travagliata della poetessa Alda Merini, nata e vissuta a Milano, dove quest’anno si sono celebrati i dieci anni dalla sua scomparsa con l’intitolazione a suo nome del ponte di pietra sul Naviglio Grande, vicino la sua casa storica.
Alda Merini è stata una poetessa dalla sensibilità elevata e simbolo del malessere degli individui, che per lei aveva come paracadute soltanto la poesia. Soffriva di disturbo bipolare, allora non riconosciuta come malattia curabile: si confidò con il marito, il quale non solo non comprese nulla del suo disagio ma la fece rinchiudere in manicomio, dove rimase per parecchio tempo, subì la crudeltà dell’elettroshock e non ebbe vita facile.
Merini considerava la poesia un’espressione di dolore, un dolore intimo, esclusivo del poeta, che in quanto tale è per natura più incline alla sofferenza, ma accettò il dolore indossandolo “come un vestito incandescente, trasformandolo in poesia”. In un’intervista alla domanda “È felice?” rispose:
La mia felicità è la mia rassegnazione. Sì, sto bene da sola, quando se ne vanno tutti e posso cominciare a pensare anche in questa piccola casa che tutti denigrano e dicono che è disordinata, non curata, polverosa. Ma questa polvere è polvere di farfalle come sono i pensieri! E se la togli non volano più.
