{"id":95818,"date":"2010-07-26T11:01:25","date_gmt":"2010-07-26T09:01:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=95818"},"modified":"2010-07-26T16:10:51","modified_gmt":"2010-07-26T14:10:51","slug":"sette-anni-passati-a-dimostrare-la-propria-innocenza-il-calvario-di-un-35enne-andorese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2010\/07\/sette-anni-passati-a-dimostrare-la-propria-innocenza-il-calvario-di-un-35enne-andorese\/","title":{"rendered":"Sette anni passati a dimostrare la propria innocenza: il calvario di un 35enne andorese"},"content":{"rendered":"<p>E\u2019 il 23 giugno 2003 quando Marco M., di Andora, viene accusato di aver stuprato una ragazza, allora diciassettenne, in vacanza ad Alassio. Da quel momento, per lui, si aprono le porte delle aule giudiziarie che il ragazzo, oggi 35enne, ha potuto chiudere dietro di s\u00e8 solo da pochi mesi, grazie alla sentenza della 2^ sezione penale della Corte di Appello di Genova (pronunciata ad aprile e depositata nel suo testo integrale il 9 luglio 2010) che parla di una completa assoluzione \u201cperch\u00e8 il fatto non sussiste\u201d.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_792\" style=\";\">\n                        <script>\n\n                                if (!(document.getElementById(\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_792\").offsetParent === null)) {\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], 'div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_792').\n                                        defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                        addService(googletag.pubads()).\n                                        setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                        setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n\n                                } else {\n\n                                    document.getElementById(\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_792\").remove();\n\n                                }\n\n\n                        <\/script>\n                    <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Quello di Marco, additato per 7 anni come un possibile stupratore, \u00e8 un calvario che attraversa addirittura quattro gradi di giudizio e che i suoi legali, Giovanni Maglione e Nazzareno Siccardi, vogliono denunciare. Troppi i titoli sensazionalistici che trovarono spazio allora sui giornali, e nemmeno una riga su una decisione che riabilita in tutto e per tutto un ragazzo che ha portato per troppo tempo sulle spalle un\u2019accusa infamante.<\/p>\n<p>Marco aveva da subito ammesso di aver avuto un rapporto sessuale con la diciassettenne che, per\u00f2, descriveva come pienamente consenziente e il 6 febbraio 2007 viene assolto \u201cperch\u00e8 il fatto non costituisce reato\u201d. Sembrava la fine di un incubo, invece, raccontano i legali \u201cci sono voluti ben quattro gradi di giudizio per potersi lasciare alle spalle questa brutta vicenda. Un\u2019assurdit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>\u201cDopo quella sentenza \u2013 raccontano gli avvocati \u2013 la pervicacia del pm ha fatto approdare il processo, ancora una volta, in Corte d\u2019Appello. I fatti sono questi: gi\u00e0 nel 2004, in sede di udienza preliminare, il giovane fu prosciolto con una sentenza di non luogo a procedere con la formula \u2018perch\u00e9 il fatto non sussiste\u2019, ma l\u2019ostinazione del pubblico ministero fece s\u00ec che la vicenda non avesse termine in quel momento, posto che, a seguito dell\u2019appello proposto dal sostituto procuratore Dr. Alessandro Bogliolo, la Corte di Appello di Genova, sezione promiscua, aveva ritenuto di accogliere l\u2019impugnazione ed emettere decreto che disponeva il giudizio dinnanzi al Tribunale di Savona. Il Tribunale collegiale di Savona, a seguito di una lunga istruzione dibattimentale, ebbe a pronunciare, con sentenza depositata il 6 marzo 2007, l\u2019assoluzione di Marco M. con la formula \u2018perch\u00e9 il fatto non costituisce reato\u2019 e con \u2018motivazione dubitativa\u2019, sul presupposto della mancanza di prova certa sulla percezione del dissenso della ragazza da parte dell\u2019imputato stesso. Non convinto, invece, dell\u2019innocenza dell\u2019imputato, nonostante le prove emerse durante il processo ed evidenziate dai difensori, il pubblico ministero decideva di appellare la sentenza, prolungando il calvario del giovane. Ebbene, dopo sette anni di processi, la 2^ sezione penale della Corte di Appello di Genova ha confermato la piena innocenza del nostro assistito con una straordinaria e coraggiosa sentenza\u201d.<\/p>\n<p>\u201cFortunatamente \u2013 proseguono i legali \u2013 la Corte di Appello di Genova ha saputo rendere vera giustizia al giovane, non soltanto respingendo l\u2019appello del pubblico ministero e confermando la pronuncia assolutoria di primo grado, ma approfittando dell\u2019occasione per modificare, come richiesto dalla difesa di Marco M., la formula assolutaria da \u2018perch\u00e9 il fatto non costituisce reato\u2019 a \u2018perch\u00e9 il fatto non sussiste\u2019 e ci\u00f2 mediante valutazione di piena attendibilit\u00e0 delle autodifese del giovane Marco M., dichiaratosi fin dal principio del tutto innocente, in ordine alla effettiva verit\u00e0 dei fatti ovvero che tra i due giovani si era consumato un normale rapporto sessuale pienamente consenziente. A noi preme ricordare inoltre la necessit\u00e0 di un\u2019informazione piena ed indipendente, che dia spazio non solo e non tanto alle notizie scoop dell\u2019ultim\u2019ora (come l\u2019arresto di un giovane per presunta violenza sessuale nel 2003), ma anche a quelle che seguono la notizia da prima pagina a distanza di anni (ne sono passati ben sette in questo caso), soprattutto quando possano concorrere a riabilitare l\u2019immagine di una persona che \u00e8 stata ingiustamente accusata di un orrendo delitto\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E\u2019 il 23 giugno 2003 quando Marco M., di Andora, viene accusato di aver stuprato una ragazza, allora diciassettenne, in vacanza ad Alassio. 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