{"id":93958,"date":"2010-07-06T12:39:06","date_gmt":"2010-07-06T10:39:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=93958"},"modified":"2010-07-06T12:39:06","modified_gmt":"2010-07-06T10:39:06","slug":"la-storia-degli-amaretti-di-sassello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2010\/07\/la-storia-degli-amaretti-di-sassello\/","title":{"rendered":"La storia degli amaretti di Sassello"},"content":{"rendered":"<p>Carissimi Golosastri della prima ora..e benvenuti ai tanti turisti che leggono IVG per scoprire la nostra terra, eventi compresi.\u00a0Per voi un po\u2019 di dolcezza, tutti conoscono gli amaretti di Sassello, ma magari pochi sanno la loro storia e la particolare origine.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_500\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_500\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        const slot = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads());\n                                        slot.setConfig({\n                                            targeting: {\n                                                Sezione: [edinet_get_sezioni_dfp()],\n                                                Sito: [edinet_get_site_dfp()]\n                                            }\n                                        });\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = slot;\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Durante l\u2019Ottocento, nell\u2019entroterra a cavallo tra Liguria e Piemonte, era abitudine dei contadini piantare alberi di mandorlo sotto casa; questo sia per potersi godere, in primavera, la fioritura, sia per raccogliere, in autunno, i frutti. Tuttavia ben presto si pose un problema: queste piante producevano quantit\u00e0 di mandorle talmente notevoli da superare di gran lunga il fabbisogno famigliare annuale. Per questo motivo si pens\u00f2 di sperimentare il prodotto in pasticceria: Sassello fu il primo paese a trovare una soluzione adeguata, dando vita all\u2019amaretto.<\/p>\n<p>Il primo tentativo di commercializzare il prodotto risale al 1850 per opera dei coniugi Rossi, proprietari di un piccolo ristorante. All\u2019epoca tutto il lavoro era manuale e, in un primo tempo, gli amaretti venivano conservati in grandi barattoli di vetro, per poterne mantenere l\u2019aroma e la morbidezza; soltanto in un secondo tempo si pens\u00f2 di incartarli uno per uno. Questa soluzione favor\u00ec e semplific\u00f2 la commercializzazione del prodotto sassellese non solo all\u2019interno del paese, ma anche in altre localit\u00e0. Il figlio dei coniugi Rossi, Pietro, diede in seguito un forte impulso sia alla produzione sia alla vendita di questo particolare dolcetto ligure, anche grazie alla registrazione del marchio \u201cVirginia\u201d (nome che deriva non da una persona fisica, bens\u00ec dalla marca di un sigaro peruviano). Gli amaretti \u201cVirginia\u201d ebbero subito successo e furono premiati durante importanti esposizioni internazionali come le Colombiadi del 1892 e l\u2019esposizione di Parigi del 1911.\u00a0Rimaniamo sul dolce..spostandoci un po\u2019\u2026<\/p>\n<p>Il biscotto di Lerici: l\u2019azione di biscottare, ovvero cuocere due volte il prodotto, si fa ricondurre alla Francia del XVII Secolo, ma l\u2019arricchire l\u2019impasto di gusti e semi vari ha origine remotissima.<br>\nNel Vocabolario Genovese-Italiano di Giovanni Casaccia del 1851 il Bescheutto \u00e8 definito il pane cotto due volte per durare pi\u00f9 a lungo per i viaggi in mare. Ancora oggi dicendo \u201cImbarcarsi senza biscotto\u201d in Liguria significa mettersi in un impresa senza i debiti provvedimenti.<\/p>\n<p>Il Biscotto di Lerici, caratterizzato dall\u2019intenso gusto d\u2019anice dato dal finocchietto, \u00e8 sempre stato cos\u00ec famoso che nel 1931 la Guida Gastronomica d\u2019Italia del Touring Club, a torto snobbando gli altri biscotti liguri, li menzionava come specialit\u00e0 rinomata in tutta la Regione. Questo biscotto nasce come \u201cevoluzione nobile\u201d del pane della galletta del marinaio: prodotti secchi e di lunga scadenza per rifocillare i marinai nelle lunghe traversate. I biscotti di Lerici hanno una leggenda struggente: si narra di una giovane sposa che era solita preparare questi biscotti per il marito imbarcato su una nave che faceva la tratta per le Americhe; appena cotti li metteva in un contenitore di metallo per fare s\u00ec che l\u2019inteso profumo preservatosi, ricordasse al suo uomo del suo amore. Purtroppo in uno dei viaggi, l\u2019uomo per\u00ec in mare: la donna continu\u00f2 a sfornare i biscotti lericini per donarli ai giovani marinai a ricordo del suo grande amore. Pi\u00f9 prosaicamente, la tradizione di aggiungere l\u2019anice ai biscotti di farebbe risalire alle comunit\u00e0 ebraiche presenti in lunigiana fino dal X Secolo; infatti ancora oggi nella Pasqua ebraica (Pesah) gli Ebrei sono usi produrre biscotti simili.<\/p>\n<p>Ora a voi..quali altri biscotti abbiamo in Liguria? Ecco un\u2019idea per gli amici di We are Liguria\u2026inframmezziamo immagini della nostra terra con qualche succulenta fotografia..e vediamo cosa ne esce fuori..sicuramente tanta acquolina in bocca!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carissimi Golosastri della prima ora..e benvenuti ai tanti turisti che leggono IVG per scoprire la nostra terra, eventi compresi.\u00a0Per voi un po\u2019 di dolcezza, tutti conoscono gli amaretti di Sassello, ma magari pochi sanno la loro storia e la particolare origine. 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